Mese: Novembre 2012

Diventare (improvvisarsi) foodblogger atto secondo

Mi è arrivato quindici giorni fa il secondo commento. Devo dire che è emozionante quando arrivano. L’avvertimento che mi giunge sul cellulare dice soltanto che ce n’è uno ed io non so se si tratta di qualcuno che mi dice qualcosa di carino o che mi dà del coglione.

L’ansia è il mio stato primario, seguito da gola, accidia, procrastinazione e rarissimo sturm und drang. E questi tizi che mi mandano messaggini mi caricano della prima anche se vorrei rispondere con l’ultima. Siano i loro complimenti o accidenti.

Ma poi emozionato per “il secondo commento”? Dopo un anno soltanto due commenti?

Non m’interessa. Come dico in Chi sono questo blog l’ho aperto prima di tutto per me, per prendere segno, per costringermi ad un impegno costante (più o meno) che vada al di la del lavoro e della famiglia. Come auto-terapia contro il logorio della vita moderna.

Per adesso nessuno dei miei amici è al corrente della mia attività, nessuno dei parenti. Nessuno. Sono entrato in clandestinità. Altro che anonimato per i recensori Michelin! Qui è anonimato totale.

Ma dimmi la verità… ti piacerebbe farlo di mestiere? Vivere di questo? Certo, sarebbe bello poter fare questo per campare. Ma quanto t’impegni perché avvenga? Poco, devo essere onesto, come quando faccio progetti su come spenderei i soldi vinti ad una lotteria a cui non gioco mai.

Figuriamoci. Ho da lavorare; non ho tempo per stare a pensare a quale ricetta elaborare per le festività, alla presentazione del piatto e alle luci delle foto. Quando lo faccio è venerdì sera o uno dei due giorni seguenti. E anche in quel caso vengono presentazioni normal-mediocre. Però il sapore è buono.

E poi ce ne sono già tanti che, mi pare, scrivono di cibo non capendoci nulla e che si fanno pagare per dire nulla… anzi per ripetere sempre le stesse cose. Mi paiono come quei professori universitari che non solo costruiscono la loro carriera su un solo argomento (che è lecito) ma che scrivono e riscrivono lo stesso libro da inizio a fine carriera… ne conosco diversi.

Ci avete fatto caso? Ogni anno arriva il freddo, ed il termine più usato nei siti d’attrazione diventa comfort food. Come se l’immagine di famiglie allegre che mangiano zuppe, i caminetti in sala da pranzo, le colazioni e i pranzi al sole delle 10 del mattino se le potessero permettere tutti.

Torna il caldo e i temi diventano: meglio il pesce dell’Adriatico o del Tirreno, la Provenza o la Garfagnana, le vacanze gourmand, il miglior gelato della penisola e come trattiamo male i turisti stranieri.

Mi sembrano mia nonna novantenne che ripete sempre le stesse cose, in maniera ciclica. Comfort food, le guide, le classifiche dei cibi, bio o super bio, calorie e la stagionalità. E mia nonna la guerra, il nonno, chi è morto di recente, gli acciacchi.

Poi qualche polemica giusto per richiamare lettori. Ma mia nonna polemiche non ne fa e in più, a Natale, lei mi da ancora 50 euro.

E da questo script non si esce.

In sostanza diventare un food blogger, scrivere per sfogo o per necessità, per piacere, per lasciare una traccia?

E chi se ne importa? (Che cosa brutta stavo per scrivere all’inizio e qui in fondo. Poi mi sono ravveduto: “Chi se ne frega” io non lo scrivo che per questa cosa la penso come Don Milani).

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Il manifesto della cucina futurista di Filippo Tommaso Marinetti

NOTA DI AL FUOCO: Ho deciso di pubblicare Il manifesto della cucina futurista di Filippo Tommaso Marinetti  (anche io) perchè viene citato spesso, perché si trovano molti paralleli tra quello che scrive Marinetti e quello che racconta di sé e soprattutto della sua cucina Adrià. Insomma, è uno strumento pratico e di buona lettura per capire certa cucina contemporanea. Riguardo al resto, alle affermazioni iniziali e principalmente la glorificazione di quell’anima nera, toglierle non è affare mio, non sono un censore. Leggetele per quello che sono. Vaneggiamenti.

Il Futurismo italiano, padre di numerosi futurismi e avanguardisti esteri, non rimane prigioniero delle vittorie mondiali ottenute “in venti anni di grandi battaglie artistiche politiche spesso consacrate col sangue” come le chiamò Benito Mussolini. Il Futurismo italiano affronta ancora l’impopolarità con un programma di rinnovamento totale della cucina. Fra tutti i movimenti artistici letterari è il solo che abbia per essenza l’audacia temeraria. Il novecentismo pittorico e il novecentismo letterario sono in realtà due futurismi di destra moderatissimi e pratici. Attaccati alla tradizione, essi tentano prudentamente il nuovo per trarre dall’una e dall’altro il massimo vantaggio. (altro…)

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Consigliato su Tripadvisor?

Ebbene si, lo confesso, ho Tripadvisor sul cellulare. Lo uso? A volte ma con rammarico. Con lo stesso stato d’animo di quando, da ragazzino, facevo qualcosa che non dovevo e dentro di me si materializzava lo sguardo di mia madre. Con lo stesso senso di dolore.

La democrazia non è per tutti. Rispetto al tema che interessa a noi, mangiare e bere, non lo è nella maniera più assoluta.

Qualche sera fa facevamo, con alcuni amici, il controllo rispetto ai ristoranti locali che conosciamo e confrontavamo i giudizi nostri con quelli di Tripadvisor. Poi abbiamo confrontato anche ristoranti nei quali, per gita o per lavoro, alcuni erano stati.

A livello locale, come ho già detto il mio è un territorio depresso da questo punto di vista, i giudizi non vanno. Locali nei quali non manderei a mangiare nessuno hanno giudizi tendenzialmente elevati; i pochi altri che frequento hanno giudizi che li fanno sembrare uguali agli altri. E non lo sono. Alcuni dei miei amici hanno esperienza più vasta della mia e altri sono di gusti più difficili dei miei (ebbene si sono anche un mediocre) e l’espressione più ricorrente era “Ma vi rendete conto?”

A livello più ampio della nostra provincia le cose sono più difficilmente verificabili ma anche li giudizi che esprimono tanta incapacità di vedere, non dico capire, cosa la maggior parte di quei clienti hanno davanti.

Certo, sarebbe falso dire il contrario, alcuni – pochi – giudizi erano calzanti ma alzandosi un poco e cercando di avere una visione d’insieme quello che appare sotto gli occhi a mio giudizio è poco rappresentativo.

Per quello che mi riguarda Tripadvisor dovrebbe segnalare che è un servizio frequentato da clienti di ristoranti realmente basici, per viaggiatori da panino Camogli e che chi si esprime sul loro sito “probabilmente” non è predisposto a provare cose diverse da quelle che mangia a casa. O è il proprietario del locale accanto oppure che qualcuno di quel ristorante lo ha disonorato/a.

Quale potrebbe essere l’evento peggiore che questo servizio può ottenere? Che alcuni ristoratori – ma non lo faranno – utilizzino Tripadvisor per livellare il loro servizio alle richieste degli utenti Tripadvisor ed allora saranno guai seri.

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La cucina reinventata

D’accordo, magari qualcuno dirà che non ne può più di sentir parlare solo e soltanto di Adrià, di quanto è bravo e quanto è fico.

C’è chi afferma che di schiume e sfere ne ha fin sopra la testa e chi dice che quello proposto da Adrià non è cibo ma divertimento, più per il cuoco catalano che per chi è andato a mangiare da lui.

Io non ci sono mai stato ma devo ammettere che sono molto curioso, avrò spero l’opportunità di andare dai sui allievi ma temo che l’opportunità di andare ad abbeverarsi alla fonte sia molto remota. (altro…)

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Trattoria Verdiana (Montemerano, Manciano)

Provato a cena a settembre 2012

Si può andare a Montemerano senza fare visita a Caino? La risposta è no; ma per chi non ha voglia, o modo, di investire i soldi (meritatissimi) dalla Piccini, però vuole respirare l’odore di quella parte di Maremma, c’è una soluzione.

Le due cucine, Caino e trattoria Verdiana, stanno molto distanti. Ma del primo abbiamo parlato anche troppo (ma senza recensirlo) quindi dedichiamoci al secondo.

Sergio è il titolare della trattoria ed è un cacciatore. Purtroppo per noi ancora i tempi non sono maturi e quindi di cacciagione ne abbiamo trovata poca e  tutta cucinata nel segno della tradizione. Solo animali da pelo e nessuna piuma che io ci tenevo tanto.

Comunque non siamo rimasti delusi. Ogni piatto ha un suo perché, ogni accostamento è azzeccato nella sua linearità.

Abbiamo accompagnato il tutto con un Gevrey-Chambertin 2006 di David Duband residuo delizioso di una cantina vastissima saccheggiata dai sovietici nelle settimane passate. Le carte dei vini sono due, bianchi e rossi, con un’ottima selezione di vini italiani e locali ma sopratutto con pagine e pagine di francesi adatti sia a noi anime semplici che ai ricchi figli della perestrojka.

Quello che abbiamo assaggiato è un cucina rustica che pone attenzione comunque alla presentazione e al mantenimento dei sapori dei singoli ingredienti. Ma sapidità (mai eccessiva ma definiamola “Toscana”) e dimensioni delle porzioni la collocano a livello di Trattoria; grandissima Trattoria. I prezzi sono giusti sia per quello che riguarda il cibo che per i ricarichi dei vini.

Come omaggio di cucina una soffice Spuma di patate con salsicce sbriciolate. Degno del ristorante più a monte.

Questa è stata accompagnata dall’uscita dalla cucina di una schiacciata salata buonissima e bollente. Penso sia di rito e quindi che chiunque va se la trovi sporzionata davanti agli occhi sul suo tavolo. Chiedetela e richiedetela senza vergogna.

Abbiamo iniziato con una Terrina di cinghiale con salsa di arancio e confettura di sedano dove il suino selvatico perdeva i sui connotati aggressivi e preparava il di noi intestino a ricevere gli altri piacevoli alimenti. Forse una grana più rustica della carne avrebbe reso il tutto ancora più piacevole.

Dall’altra parte del tavolo arrivava La Maremma va in canoa un gustoso quadruplo assaggio di Acquacotta con uovo di quaglia, Panzanella, Zuppa di cipolle e Salsa dei crostini neri. Quest’ultima era di una bontà rara. Rarissima.

A seguire Tortelli ripieni di piccione con mosto d’uva e alloro con la giubba, tanta giubba (la pasta che circonda il ripieno si chiama giubba da noi), come è tipico di queste ex paludi. Piccione che ruggiva la sua presenza ammorbidito dal dolce mosto e reso persistente dal profumo di alloro.

Chi mi accompagnava aveva scelto Tortelli d’anatra con salsa ai porri e pistacchio. Anche qui l’anatra non si faceva desiderare. Lodevole il pistacchio e delicato il porro che accompagnava dolce ogni starnazzamento.

Un difetto per entrambi è decisamente l’eccesso di salse che giacevano a fine piatto abbondanti e lucide in attesa della scarpetta e l’utilizzare (almeno a me così è sembrato) la stessa salsa al porro come base, ma la sfoglia fine era cotta alla perfezione.

Per chiudere, soltanto per il mio stomaco capiente, Filetto d’agnello con pomodorini in forno al finocchio selvatico con un agnello essenziale e tenero e delle solanacee acide e saporite, profumatissime di finocchio e di arrostito a rendere la bocca pronta per un nuovo boccone. Se anche qui c’era un difetto è l’assenza di una parte grassa nell’agnello che ne trasportasse i profumi intensi e selvatici.

Trattoria Verdiana
Loc. Ponticello di Montemerano, 58014 Manciano Grosseto
0564 602609

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Buono da mangiare. Enigmi del gusto e consuetudini alimentari

Capita, quando parlo di cibo viaggi e cibo con qualcuno, che mi chiedano se ho mangiato qualcosa che loro reputano schifoso. Alla mia risposta affermativa cominciano a chiedere con quale coraggio abbia potuto. In realtà non ho mangiato cose realmente schifose, ma strane si. Giuro che non mento mai, gli insetti non li ho mangiati e non mi fingo un onnivoro vero.

Ma perché per qualcuno reputa gli insetti come qualcosa di delizioso? Perché alcuni non mangiano vacche e altri non toccano il maiale? E se i cani e gatti voi non li trovate deliziosi vi spiega perché.

Non è un libro facile e soprattutto nei primi capitoli ho trovato una certa difficoltà ad andare avanti. Ma se scavallate i primi poi il viaggio è in discesa anche se in certi casi è necessario da parte nostra uno sforzo. (altro…)

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