Tag: libri di gastronomia

Il grande dizionario di cucina

Considerate anche voi il Conte di Montecristo uno dei libri più belli che siano mai stati scritti? E anche voi da bambini vi siete immedesimati in almeno uno dei Tre moschettieri?

Ecco lo stesso scrivere, lo stesso ritmo e l’identica capacità di essere istrionico che compare in alcuni dei personaggi di Dumas compare anche qui.

I due volumi, con cofanetto, stampati da Sellerio nel classico formato (bellissimo) sono un tesoro. Hanno il pregio di essere un compendio praticamente completo della cucina (soprattutto legata alla Francia e alle sue colonie) di metà ‘800 che spazia però nell’intera gastronomia mondiale. (altro…)

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Einstein al suo cuoco la raccontava così

Nello stile a cui Wolke ci ha abituato troviamo la soddisfazione e la possibilità di poter chiarire tante di quelle cose che avvengono in cucina attraverso quello che Einstein potrebbe dire al suo cuoco.

Perché alcune patatine fritte hanno il bordo verde? Quali sono le conseguenze delle diverse temperature di frittura degli oli? Quando si usano alcolici per sfumare poi possiamo dare da mangiare quel cibo agli astemi? Come fa il microonde a cuocere?

Un libro di spigolature scientifico gastronomiche in grado di rispondere a moltissimi “perché?” e che offre, al termine di ogni sezione, moltissime ricette. (altro…)

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Nel giardino del diavolo

Nel giardino del diavolo è un altro di quei libri per l’estate. Facilissimo da leggere è ricco di spigolature care a noi lettori della Settimana enigmistica.

Non lasciatevi ingannare dal sottotitolo “Storia lussuriosa del cibo” che è stato inserito per noi lettori italiani facili a essere attratti da tali diciture, la lussuria è marginale.

Il punto di vista è interessante, ovvero l’analisi di molti piatti ed alimenti dalla prospettiva del peccato, di ciò che è proibito o è stato proibito e del perché. (altro…)

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L’uovo alla kok

Il libro di Buzzi è un piccolo capolavoro che riesce a dare importanza ad entrambi gli elementi costitutivi: una scrittura più che ottima ed una serie di riflessioni sulla cucina di elevato spessore. I racconti si alternano alle illustrazioni di Saul Steinberg uno dei più importanti disegnatori del ventesimo secolo.

Del resto anche il sottotitolo dice molto del volume che abbiamo tra le mani: Ricette, curiosità, segreti di alta e bassa cucina, dall’insalata all’acqua, alla pastina in brodo della pensione, da Apicio a Michel Guérard, da Alexandre Dumas a Carlo Emilio Gadda, dal curato di Bregnier a san Nicolao della Flüe. (altro…)

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Dire fare mangiare. Un libro di storie gustose

Il libro di Iaccarino è un libro da spiaggia in grado di aiutare chi come me sopporta a fatica il clima e la folla marittima e deve trovare un modo per trascorrere le lunghe ore sotto l’ombrellone o, più saggiamente, al bar vicino alla spiaggia.

Si tratta di una scrittura estremamente piacevole che giustamente si spinge oltre la felice scrittura che l’autore, critico gastronomico di Repubblica Torino, ci riserva nel quotidiano ed online. Del resto non penso che l’autore ambisse a pubblicare un libro tronfio e saccente ma giochi molto sulla leggibilità anche se a tratti esplode, a mio avviso, un po’ dell’indole radical chic che Iaccarino sicuramente possiede (senza offesa) e che è comune a molti gourmet di sinistra. (altro…)

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Alla ricerca dei cibi perduti

Molti anni fa scrissi al Gambero Rosso protestando perché in un loro programma era presente una signora, non ricordo chi, che girellava per posti dispendiosi. Quello che mi diede fastidio fu un commento detto in maniera civettuola della signora dove inutilmente affermava quanto amasse caviale e champagne. Inutilmente perché era soltanto esibizione di gioielli e non spiegava nulla. Era una giornata particolare. Avevo assistito al funerale di mio nonno ed ero nervoso. Mi pare che rispose abbastanza innervosito Cernilli (che Conterno lo protegga sempre) ma ormai quel carteggio è persa.

Ancora adesso se qualcuno mi dicesse, o leggessi, ricette dove si utilizzano badilate di tartufi d’Alba o del Perigord, quantità smodate di caviale, dove si parla dello Chateau D’Yquem come se ne deve parlare ma si afferma di berne in solitaria facendosi pervadere di grazia avrei reazioni allergiche. Esploderebbe la voglia di spaccare tutto. Probabile che il tutto sia dato dall’invidia per chi può fare queste cose. Ma non m’interessa analizzare.

Le stesse cose le scrive Veronelli e questo non succede. Perché è Veronelli e sorge il rispetto reverenziale? Assolutamente no. Per il semplice fatto che il libro è scritto veramente bene. Perché da ogni storia che vi viene raccontata emerge quello che per l’autore erano la terra, il piacere della tavola, l’essere memoria di un paese.

Parla d’amore verso le donne, il vino e i prodotti che rischiano di essere perduti e che probabilmente adesso lo sono. Parla di trattorie e persone che adesso non esistono più in quanto il libro è la ristampa di un volume edito nel 1966 per Feltrinelli.

E allora è facile concedere a chi scrive la possibilità di parlarci di prodotti che, se va bene, assaggeremo una o due volte nella vita. E gli concediamo di parlarne come se ciascuno li avesse in dispensa e fossero la base della propria alimentazione. E’ facile lasciar correre quegli intermezzi in dialetto incomprensibile e le citazioni fatte in italiano e francese medioevale.

Le ricette sono, oggi che siamo abituati alla cucina espressa, alle cotture di pochi minuti, al crudo giapponese e al crudo mediterraneo, di quelle secolari. Lunghe che non finiscono più. Alcune però sono di facile riproduzione.

Da leggere assolutamente se non avete mai letto qualcosa di Veronelli. Attenzione però è un Veronelli di cinquant’anni fa. In libreria si trovano cose più recenti.

Alla ricerca dei cibi perduti
Guida di gusto e di lettere all’arte del saper mangiare
Luigi Veronelli
DeriveApprodi, 2004
ISBN: 9788888738239

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Spiriti bollenti. Lontano dai fornelli, 21 chef stellati si raccontano

Un libro bellissimo, in primo luogo per come è stato sistemato e scritto dall’autrice e poi per le storie che racconta. In ciascuna c’è la percezione reale di cosa significa lavorare ai fornelli, dei sacrifici e delle soddisfazioni, di come si fa a raggiungere certi livelli, di cosa cercassero e cercano questi campioni dei fornelli.

C’è, forse ancora più importante del resto, la visione netta e precisa di un lavoro che si nutre di ricerca e di cultura, che affonda le proprie radici in quello che siamo. Scorre veloce e, nonostante non sia un romanzo che strappa riletture, lascia la voglia di tornarci sopra ed in certi casi incrementa il bisogno di provare alcuni degli intervistati. (altro…)

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