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Pesche al vino

Questo non è cucinare, è mettere insieme prodotti che stanno bene assieme.

Anche senza andar a cercare prodotti di chissà quale livello il risultato è però ottimo. Non c’è scampo. Metto assieme tre ingredienti e via. Il giorno dopo c’è qualcosa di meraviglioso e fresco.

Lo facevano le mie nonne e poi mia madre, adesso lo preparo per mio figlio (cambiando qualcosa almeno fin quando non avrà compiuto qualche anno in più).

Ma io sono un rompiscatole e se quei prodotti di una certa qualità ci sono li compro e preparo con quelli. La differenza? Per certe cose abissale per altre indifferente. Abissale per quello che riguarda le pesche, indifferente per il vino che tanto viene storpiato dallo zucchero.

Pesche al vino

  • 8 pesche (nella foto le Saturnine o Tabacchiere che sono per me tra le migliori)
  • 1 bicchiere di vino bianco (acido più che potete)
  • 1 cucchiaio di zucchero

Lavate le pesche e tagliatele in un contenitore adatto. Non fate pezzi troppo piccoli.

Cospargere di zucchero e mischiare assieme al vino.

Far riposare in frigo almeno un giorno scuotendole di tanto in tanto.

Per chi vuole una fogliolina di menta tritata grossolanamente.

Ottime da sole o con un gelato fior di latte o crema.

Per il bambino non metto il vino e aggiungo un cucchiaio o due di succo di limone.

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Pane, avocado e acciughe

Mi si confondono in bocca i sapori eppure son ben distanti tra loro.

Se devo essere onesto questi avocado mi paio spesso sopravvalutati ma è un male mio che me lo faccio sempre propinare sotto forma di guacamole. Che palle.

Eppure è burroso e velluta la bocca in maniera sottile. È burro vegetale e mi ci volevano gli spagnoli per farmelo assaggiare così, quasi al naturale, accanto ad un vasetto di acciughe italiane.

Adesso che l’ho provato posso dire che: l’avocado non serve solo per le maschere del viso, per il guacamole appunto, per tirare fuori il seme e metterlo sospeso dentro ad un bicchiere a germogliare e far piantine che penzolano sopra ai fornelli.

Pane, avocado e acciughe

  • 1 barattolo di acciughe buone, che abbiano la lisca e il sale
  • 1 avocado
  • sale
  • olio
  • succo di limone

Pulite il frutto e schiacciatelo in una grossa tazza con la forchetta aggiungendo pochissime gocce di limone, le poche che non lo faranno annerire.

Aggiungete una presa di sale e due cucchiai di olio e amalgamate velocemente.

Portate in tavola veloci e servita con le acciughe, che pulirete al momento scrollando il sale veloci e senza lavare, sopra a sottili fette di pane (abbrustolite o no va bene uguale)

Una raccomandazione: ogni tre o quattro parti di avocado schiacciato un filetto di acciuga.

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Una merenda fotonica (Pane, ‘nduja e fichi)

Scusate per l’uso della parola “fotonica” ma non sapevo che titolo dare e mi è venuta questa espressione risalente alla mia infanzia.

Si diceva che l’albero di fichi di mio suocero quest’anno ci ha concesso di meno, forse il clima o forse la vecchiaia. Più probabilmente la nostra pigrizia ad arrivare a casa sua frequentemente e raccoglierli.

A casa dei miei invece come al solito produzione quasi a zero. E forse li da loro tale pochezza è dovuta ai figli di mia cugina o a mio padre e mia madre golosi e capaci di togliere da mangiare al loro bambino (io) pur di soddisfare la loro gola. Probabile tutte e due.

A merenda ci si sfoga con quel che c’è, è anche un modo per far ordine nel frigo e quei fichi e quel salume calabrese erano li da tanto. Allora li unisco, mica invento nulla, e non ci si pensa più.

Io i fichi li mangio con la buccia, a casa mia si fa così, e mi sembrano più buoni.

Una merenda fotonica (Pane, 'nduja e fichi)

  • 2 fette di pane tagliato abbastanza sottile (quello da mezzo chilo)
  • 2 fichi
  • 2 cucchiai di ‘nduja

Accendete il grill del forno.

Distribuite il salume piccante sul pane in maniera abbastanza omogenea.

Grigliate velocemente in modo da far sfrigolare l’unto suino senza tostare il pane.

Togliete e aggiungete mezzo fico sopra ciascun crostino.

Ingurgitare con ferocia. Fotonici.

Attenzione: rispetto alla distribuzione della nduja, ma il mio essere non cresciuto me lo fa fare anche con altro, cercate di esagerare con uno dei quattro crostini e, come me, battezzatelo “ultimo”.

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Risotto con la colatura di alici

Le merende dell’infanzia e, a volte, anche quelle dell’età adulta sono un momento fantastico.

Pane con il pomodoro, con la nutella, con l’olio e la mela (o l’uva, o i baccelli, o i piselli appena sgranati), pane olio e aceto, zucchero e vino rosso, o prosciutto cotto e maionese (Bob Noto e Marco Bolasco in un programma del fu Gambero Rosso Channel lo proposero magnificamente in tutte le sue varianti), salame o prosciutto e chi più ne ha… Poi arriva il momento dei gusti adulti.

Fu una mia vicina di casa, più grande di me di 5 anni, che alla tenera età di 6 anni mi introdusse ad uno dei sapori più conturbanti che il mio palato abbia mai assaggiato. Anche grandi chef si sono cimentati nella riproposizione di questo divino mangiare.

Poi la voglia di gustarlo anche a cena o in un pranzo domenicale. Attenzione però a non raccontarlo al vostro medico, la quantità di burro potrebbe spaventarlo.

Risotto con la colatura di alici

Per prepararlo servono:

  • 80 gr. di riso a persona (ne ho già parlato qui della qualità di riso che utilizzo io, per la quantità poi io indico quella classica ma se vi va di abbondare fate pure)
  • latte intero + acqua in queste proporzioni 3 di latte e 1 di acqua
  • 30/40 grammi di burro a testa
  • Colatura di alici
  • Scorza di limone grattugiato (facoltativa)

Procedere come per un normale risotto: tostare il riso in una noce di burro e portare a cottura con il liquido bollente e salato adeguatamente ovvero, in questo caso, pochissimo che poi ci sarà la colatura di alici.

Mantecare con il burro, se risulta troppo denso aggiungere poco del liquido e volendo aggiungere un po’ di scorza di limone grattugiato e lasciar riposare coperto per due minuti. Al momento della mantecatura assagiate e regolate il sale usando la colatura di alici, anche in questo caso non esagerate.

Servire nei piatti scavando col dorso di un cucchiaio un avvallamento al centro del riso nel quale metterete la colatura di alici. Mettetene secondo i gusti ricordando che è estremamente sapida.

Una variante molto interessante è possibile realizzando scopiazzando il risotto che Carlo Cracco propone. Sempre sullo stesso genere sostituisce al burro il mascarpone, ma questa è la cosa più macroscopica.

Nota: la ricetta non so se è di qualcuno. Me la propose per cena qualche tempo fa un caro e generoso amico noto sommelier. Se qualcuno ne conosce l’origine fatemi sapere. Aggiungete se credete, e devo dire che male non ci stanno, le briciole di pane fritte

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