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Spaghetti al salmone

Quando mia madre faceva le paste al salmone era sempre panna e salmone mentre mia suocera le faceva “segatura” e salmone che era come se mangiassimo pasta scondita cotta da una parte e salmone tritato finemente dall’altra.

In questo caso si tratta di spaghetti perché la scelta l’abbiamo lasciata ai bambini. Ma vediamo perché l’ho fatta come vi descriverò.

Tutto è partito dalla riflessione dei possibili abbinamenti del salmone (dei possibili abbinamenti che noi comuni mortali possiamo aver provato in vita nostra) e così ho messo in fila: cipolla, burro, aneto (sostituito col fiore di finocchio), pepe, vodka.

Il risultato lo avete davanti ed è stato, devo essere onesto, di interessante entità.

Spaghetti al salmone

  • 300 grammi di pasta di grano duro
  • 150 grammi di salmone affumicato
  • 1 cipolla arancione media
  • 1 noce di burro
  • 1 pizzico di finocchio
  • mezzo bicchierino di vodka bianca
  • 1 bicchiere di latte
  • mezzo cucchiaino di farina 00
  • sale e pepe

Sciogliere il burro e farvi appassire la cipolla tritata finemente.

A metà cottura aggiungere il pizzico di finocchio e dopo pochi minuti sfumare con la vodka.

Aggiungere la farina e far perdere il sapore di crudo.

Allungare con il latte e far restringere (se dovesse asciugarsi troppo aggiungere un goccio di acqua). Deve rimanere piuttosto liquido anche quando sarà unito alla pasta e anche quando sarà sul piatto.

Regolare di sale e pepe.

Aggiungere la pasta al dente e far amalgamare.

Spegnere il fuoco ed aggiungere mescolando bene il salmone tritato finemente.

Come vedete dalla foto il fiore di finocchio è proprio un’idea.

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Carpaccio al ketchup

Facciamo così, facciamo che anche se scoprirete chi sono o quando lo dirò (messo che ve ne freghi qualcosa) questa cosa qui non la direte a mio padre che odia il pomodoro e ancor di più il ketchup.

Non per altro è che è anziano e ha fatto del consumo tradizionale della carne un atto religioso.

Nella foto vedrete carne che sembra bruciata. È la foto e l’illuminazione ottenuta col lampadario che ha creato questo effetto.

Come è nato questo piatto? Per prova, carne cotta un po’ così e la voglia di non avere i soliti sapori che, per quanto piacevoli, alla lunga son sempre i soliti. Aglio, salvia, rosmarino, timo, alloro e poi?

Così seguendo il vorace coinquilino, mio figlio, abbiamo deciso di comune accordo di provare a aggiungere la rossa salsa in cottura.

Risultato molto piacevole. Questa è stata però la seconda prova con il ketchup che ci piace di più, quello della Heinz*. Ma provatelo anche con il ketchup fatto in casa.

Carpaccio al ketchup

  • 400 grammi di carpaccio
  • farina
  • olio di oliva
  • sale
  • ketchup

Tagliare la carne in listarelle perpendicolarmente alle fibre.

Infarinarle velocemente. Dovremo cuocerla in due volte.

Scaldare la padella molto bene e aggiungere una generosa dose di olio.

Dopo aver eliminato la farina in eccesso e dopo aver fatto diventare tutto molto caldo metter la carne e arrostirla. Quando l’avrete arrostita tutta, vi ho detto che è meglio farlo in due volte?, rimettere sul fuoco e salare e sempre a fuoco altissimo aggiungere 4 cucchiai abbondanti di ketchup. Se ne serve altro aggiungetelo. Io ho preferito non esagerare.

Saltare velocemente e adeguatamente.

Ottima con insalata e di più con le patatine fritte.

*l’azienda citata non mi paga di nascosto per mettere il suo nome ma questa loro salsa piace molto a mio figlio e, detta tra noi, anche a me. Signori della Heinz se volete pagare fate pure.

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Sugo alla sexy

Ho evitato di scrivere una pagina su Wikipedia per non sconvolgere troppo la storiografia gastronomica nostrana ma, dopo attente analisi e incrociando i dati delle aziende produttrici di latte e di formaggi degli ultimi cinquant’anni, ho scoperto questa cosa che devo dirvi.

A cavallo tra gli anni ’70 e ’80 l’Italia produce in maniera sovrabbondante panna da cucina e una fitta corrispondenza tra Gualtiero Rigamonti (allora presidente dell’A.E.C.I. – Associazione Executive Chef Italiani) e Metello Scancananzi (Allora presidente della F.I.L.P. – Federazione Italica dei Latto-Produttori) dove si analizzava il problema e si chiedeva ai primi di produrre solo ricette contenenti panna dietro lauti compensi.

Se si aggiunge la cinematografia nostrana ricca al periodo di culi e tette sparse per lo schermo con professoresse e studentesse che si baciano con tutta la classe o dottoresse della naja che attizzano il cappellano militare il passo è breve.

Per non dimenticare di aggiungere l’intervento del compianto Ugo Mascetti attore e comico nell’inventare nomi simpatici da attribuire ai vari piatti.

Questo di oggi è il Sugo alla Sexy che si fa con la panna, il sugo avanzato, il prosciutto crudo che inizia a seccarsi e il peperoncino.

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Pasta al sugo di salsicce e peperoni

Questa è facile facile ma a casa ci piace molto così carica di peperoni e salsicce. Del resto a chi non piacerebbe?

Ecco, un problema a cui spesso vado incontro è proprio questo: attribuisco agli altri i miei gusti e i miei pensieri.

E non sono l’unico a farlo. Vedo che molti che mi riconoscono tale difetto poi ne soffrono a loro volta.

Però in questo caso, nel caso dell’abbinamento peperoni e salsiccia, ho ragione io. Piace a tutti, onnivori e vegani, di destra e di sinistra, atei e credenti, etero e omo, uomini e donne, adulti e bambini, eurocentrici e esterofili. Tutti amano salsiccia e peperoni.

Voglio essere onesto, da bambino la pasta con le salsicce non la mangiavo ma se dovessi dire per quale motivo non lo saprei ricordare.

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