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Pasta al sugo di salsicce e peperoni

Questa è facile facile ma a casa ci piace molto così carica di peperoni e salsicce. Del resto a chi non piacerebbe?

Ecco, un problema a cui spesso vado incontro è proprio questo: attribuisco agli altri i miei gusti e i miei pensieri.

E non sono l’unico a farlo. Vedo che molti che mi riconoscono tale difetto poi ne soffrono a loro volta.

Però in questo caso, nel caso dell’abbinamento peperoni e salsiccia, ho ragione io. Piace a tutti, onnivori e vegani, di destra e di sinistra, atei e credenti, etero e omo, uomini e donne, adulti e bambini, eurocentrici e esterofili. Tutti amano salsiccia e peperoni.

Voglio essere onesto, da bambino la pasta con le salsicce non la mangiavo ma se dovessi dire per quale motivo non lo saprei ricordare.

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Sugo di salsiccia (e le sue variazioni)

Quando in casa ci sono quattro salsicce è possibile che accada di tutto. Son versatili quasi come nessun altro prodotto.

Dall’antipasto al dolce è possibile inserirle in ogni momento del pasto e sempre con sommo piacere di tutti anche dei vegetariani come raccontava il Picchi.

Durante una puntata di un programma quotidiano nel quale si parla di tutto, quindi di niente, in una puntata sulla ristorazione viene chiesto allo chef fiorentino come mai i vegetariani amino tanto le sue patate arrosto e lui risponde facendo vedere l’unto che le salsicce producono durante la loro cottura. In realtà non l’ho sentito dire direttamente questo ma un caro amico ricorda sempre con il sorriso diabolico sulle labbra questo episodio.

Darò la ricetta base, quella che fa mia madre per me e lei (mio padre le mangia uguali ma in bianco), e poi le variazioni che amo di più.

Sugo di salsiccia (e le sue variazioni)

  • 4 salsicce
  • 1 carota
  • 1 costa di sedano
  • 1 spicchio di aglio
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 1 rametto di timo
  • 1 foglia di alloro
  • 1 litro di passata di pomodoro

per le variazioni

  • 2 cucchiai di aceto di vino bianco
  • la scorza grattugiata di mezzo limone

Tagliare a dadini piccolissimi la carota e il sedano e metterli a soffriggere in padella assieme all’olio.

Aggiungere le foglioline di timo e la foglia di alloro spezzata a metà.

Aggiungere l’aglio privato dell’anima e tritato grossolanamente.

Quando sarà leggermente appassito il tutto aggiungere le salsicce sbriciolate con le mani e a fuoco vivace far prendere colore all’insaccato continuando a romperlo con il mestolo.

Aggiungere il passato di pomodoro e far ritirare fortemente.

Regolare di sale prima di usare per condire la pasta. A casa ci piacciono molto le pappardelle.

Variazioni

Possono essere utilizzate separatamente o insieme ed io faccio sempre in quest’ultimo modo.

  1. Prima di aggiungere il passato di pomodoro sfumo con l’aceto.
  2. Sei o sette minuti prima di spegnere aggiungo la scorza grattugiata del limone.
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Fiori di zucca ripieni in padella

Quando ero ragazzino provavo sempre un certo brivido nel mangiare cose ripiene.

Un poco come quando mangiavo pesche, ciliegie e soprattutto tutta la frutta che mio nonno coltivava nel campo. Nelle prime il timore di trovarci una forbice, nelle seconde quello di ingurgitare assieme alla polpa qualche vermetto bianco, nelle altre la quasi certezza di poter mangiare soltanto poco frutto visto che l’altro era sicuramente mangiato e scavato da qualche insetto.

Per le ciliegie è passato e ingurgito senza timore e cerco di non trasmettere le ansie di mia madre al bambino, per le altre continuo a sbucciare tutto e a dividere in quarti. Le pesche, non le tabacchiera che lo hanno sempre chiuso, le divido a metà col coltello lungo la frattura del nocciolo poi, appurata la sanità, mangio.

Così quando mia nonna faceva i fiori di zucca fritti le chiedevo sempre di aggiungere qualcosa dentro in modo da essere certo che controllasse e togliendo i pistilli garantisse la non presenza di “animali”.

Ma, purtroppo, di fritto non si può vivere e a volte è piacevole limitare l’uso dei grassi (almeno in padella).

Fiori di zucca ripieni in padella

Per 4 persone (o 2 golose):

  • 8 fiori di zucca ben grossi
  • 1 salsiccia
  • 1 mozzarella
  • pane grattato
  • aglio
  • prezzemolo
  • sale
  • olio

Tritate la mozzarella e mettetela a sgocciolare dentro ad un colino in modo che l’acqua fuoriesca il più possibile. Va bene anche metterla in frigo dalla mattina, sempre tritata e sul colino, in modo che si asciughi. In ogni caso strizzatela bene prima di usarla.

Pulite i fiori togliendo i pistilli, che si trovano dentro a qualunque fiore, magari aiutandovi con un coltellino ben affilato. Ma cercate di non romperlo assolutamente.

Sbriciolate con le mani la salsiccia e aggiungetela alla mozzarella ben strizzata (lo ridico).

Mettetene dentro una quantità adatta a riempirli per un terzo scarso.

Panate i fiori con un trito di aglio e prezzemolo misto a pane grattato ed olio, sale.

Cuocere a fuoco medio alto in una padella con un filo di olio facendo attenzione che non brucino ma che prendano un bel colore.

Un poco di formaggio fuso è possibile che esca, si impasterà con il pane grattato e farà una crosticina prelibata come, scusate la bestemmia, quella della paella.

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Polpette di carne

Se mi chiedessero a quale piatto lego il ricordo della mia infanzia sarei in imbarazzo. Zucchine ripiene, seppie e piselli, zimino, ribollita, la torta di semi che mio nonno preparava per gli uccelli e che avido mangiavo appena sfornata dalla cucina economica, coniglio al vino bianco, polpette di lesso, le polpette da rifare col pomodoro (che non erano uguali), anatra in porchetta, ravioli, tagliatelle al sugo, schiodatine di uccellini, fegatelli, bistecca, salsicce. Insomma tutto quello che usciva dalle mani benedette della nonna paterna.

Gli gnocchi di patate accidenti, come potevo dimenticare quelle fantastiche perle di patate che contenevano così poca farina e nessun uovo che ancora non mi capacito di come facessero (e facciano) a stare insieme, a non sfaldarsi ne quando bollono ne quando si girano col sugo di coniglio.

Ma le polpette da rifare col sugo erano in assoluto quelle che desideravo di più e le ho, scusate il gioco di parole, rifatte.

Al ristorante le polpette sono vietate. O conoscete il cuoco, il proprietario o altri che vi danno garanzia della novità dei prodotti usati o non sono da prendere avendo la caratteristica di essere preparate con carne macinata. E di carne macinata (cotta e cruda) in un ristorante capita che ne avanzi.

Polpette di carne

Dose abbondante per almeno due sere (in modalità senza sugo e con):

  • 500 grammi di macinato passato due volte
  • 200 grammi di mortadella
  • 2 salsicce
  • 3 fette di pane
  • 1 piccolo spicchio d’aglio
  • la scorza grattugiata di mezzo limone
  • mezza cipolla rossa
  • prezzemolo
  • due o tre cucchiai di parmigiano grattugiato
  • un bicchiere di latte intero
  • sale e pepe
  • salsa di pomodoro

Si usano le mani, se vi fa effetto immergere i vostri arti nella carne cruda mi spiace per voi. Cambiate ricetta o compratevi quei guanti in lattice.

Mettere le fette di pane private della crosta a bagno nel latte intero. Impastare la carne macinata con la mortadella tritata finissima al coltello, le due salsicce, l’aglio schiacciato, il prezzemolo tritato, la mezza cipolla rossa tritata finemente (non frullata che rischiate uno sgradevole sapore amaro), la scorza del limone.

Aggiungere il pane bagnato senza strizzarlo troppo ed il parmigiano. Continuare ad impastare strizzando il composto con le mani, come se strizzaste una spugna.

Coprite con la pellicola e mettete in frigorifero per un paio di ore. Fate in modo che la pellicola aderisca all’impasto che così evitate l’ossidazione della carne e quello sgradevole colore grigio.

Formate quindi, sempre con le mani, delle pallottole grandi come una noce. Mettetele in un piatto e di nuovo in frigo un’oretta.

Riprendete le polpette, infarinate eliminando la farina in eccesso e mettetele nella padella unta di poco olio a fuoco medio. Toglietele quando avranno formato una bella crosticina e dentro saranno cotte. A questo punto sono pronte per la prima sera. Accompagnatele con una peperonata o con dell’insalata fresca.

Quelle che avanzano mettetele in frigo per la sera dopo quando metterete a scaldare la salsa di pomodoro (olio con aglio poi pomodoro a restringere e infine basilico, sale e una punta di zucchero per togliere acidità) e vi immergerete le polpette a prendere il sugo.

Non esagerate con il pomodoro. Fate in modo che ce ne sia a sufficienza per fare scarpetta ma che non vi anneghino. Se sbagliate a mettere il pomodoro e ne aggiungete in eccesso non vi disperate. Mettete a bollire l’acqua e cuocete della pasta. Conditeli con il sugo ottenuto e vi sentirete come Lilli e il Vagabondo che amoreggiano mangiando spaghetti e meatballs.

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