Quei dolcetti inutili…

Ieri sera abbiamo cenato assieme a degli amici. Come capita frequentemente quando mi chiedono cosa portare io dico vino e dolce.

Il vino lo chiedo perché così portano una bottiglia che piace a loro e tutti sono contenti. Se siamo in quattro io ne preparo un paio che piacciono a me e se siamo in sei ne preparo tre così non c’è pericolo di rimanere a secco.

Per i dolci invece è un’altra storia. Mi piacciono e non mi piacciono (è questione di incastri astrologici) e soprattutto non amo prepararli. Le dosi precise mi innervosiscono e m’innervosisce mia moglie che mi controlla mentre li preparo dicendomi di utilizzare le dosi precise. E io non voglio innervosirmi.

Cosa avevo preparato? Cose già presenti sul blog: Risotto con porri e gruviera e Insalata di patate e filetto di maiale. Ero stato tutto il giorno a cucinare e mi ero impegnato giuro. E mia moglie era soddisfatta e anche gli ospiti e i bimbi pure. E anche io ero molto soddisfatto. Fino al dolce.

Appena arrivati avevo visto la scatola di una pasticceria dove fanno ottimi dolcetti in stile “alta ristorazione”. Mi piace quel posto perché fanno anche dolci che non sono eccessivamente dolci. Che non stuccano. Ma non tutti.

La scatola era un po’ piccola e qualche dubbio l’avevo, ma loro mi dicevano di non guardare e non aprire la scatola che erano dolci “…che non avete mai assaggiato…” erano “… dei dolcetti nuovi…” dicevano. Beata ingenuità e santa innocenza.

Ecco, io a cena non l’ho detto e mi sono trattenuto. Volevo chiedere se erano macaron ma mi sono trattenuto.

Ogni volta che parlavo mia moglie mi guardava male, aveva paura che lo chiedessi. Aveva paura che mi comportassi come quando qualcuno porta il gelato e mette nella stessa vaschetta creme e frutte. E io m’arrabbio. Mia moglie sa che se invita qualcuno a cena e loro dicono di portare il gelato lei deve assicurarsi che creme e frutte stiano separate. I miei amici lo sanno, alcuni condividono altri no. Ma lo fanno quando vengono a cena e portano il gelato.

Mica tratto male ma faccio capire il mio disappunto.

Ecco, a fine cena hanno aperto quella vaschetta troppo piccola ma in cui avevo sperato fino all’ultimo, ingenuamente, ci fosse della frolla bretone. E invece c’erano quegli inutili e perversi bottoni di nauseabonda dolcezza. Ne ho assaggiati due e impastavano, disintegravano ogni gusto. Come tutti gli stramaledetti macaron del mondo.

Mio figlio ne ha mangiati due ed è andato in overdose glicemica. Sembrava impazzito e rimbalzava come la pallina di un flipper. Faceva il gorilla e ripeteva tutto quello che dicevamo. Rideva e correva in maniera innaturale.

Ecco, lo voglio dire. I macaron, per me, sono una ca@@ata pazzesca buoni per soddisfare masse di adolescenti in carenza di affetto o consolare donne e uomini soli con un attaccamento al limite del morboso per la madre. Anche chi li fa bene, chi a detta di molti li fa bene, non li dovrebbe fare.

Un’ultima cosa: chef che mettete i macaron tra i dolcetti di fine pasto, smettete. Per favore.

Aggiunta del 22 11 2013 – Questi li assaggerei

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