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Per le scale di Sicilia

Cuttaia è uno di quei cuochi che mi ha sempre ispirato.

Andai da lui a mangiare alla Madia di Licata con mia moglie e un’amica che a quei tempi lavorava ad Agrigento e ci facemmo questo viaggio nel viaggio per andare a mangiare da lui. Era l’estate del 2009 e la seconda stella Michelin stava per arrivare o era arrivata da poco; che importa?

Fatto sta che trovai questa cucina profondamente siciliana che mi rimase in testa per sapori opulenti ma leggeri, per questi agnolotti dal pin ripieni di non ricordo cosa che era come piegare lo spazio e essere con un piede a Torino e l’altro sulle spiagge siciliane.

E poi io Pino Cuttaia me lo sono sempre visto come un cuoco operaio, li a spaccarsi la schiena in fabbrica e quella voglia di fuggire in un luogo dove la fatica è diversa ma non minore, dove provare per la prima volta una bolla francese.

Insomma quando è uscito il libro “Per le scale di Sicilia” io l’ho comprato subito e l’ho letto e l’ho lasciato li.

Non per mancanza di bellezza ma perché alla fine per certe cose preferisco lasciare in sospensione. Per altre prende il sopravvento la pigrizia.

Ma stasera guardandolo mi è venuto in mente quel viaggio, la sintesi di otto anni fa nella costola di un libro stretto tra altri.

Vi capita anche a voi di guardare le costole dei vostri libri e ricordarsi un personaggio, un pezzo di narrazione o la vita dell’autore?

A me son venute in mente le cose che avevo mangiato e che ci sono li dentro, quell’arancino con le triglie e il filetto all’olio di cenere, quel corridoio lungo e stretto con la cucina in fondo a sinistra.

Il libro contiene molta storia e tantissime ricette. Alcune più fattibili di altre.

Contiene tanta ispirazione e tante idee da copiare.

Per le scale di Sicilia
Pino Cuttaia
Giunti Editore, 2014
ISBN: 9788809798496

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Tavernetta “Ai Lumi” (Trapani)

provato a cena ad Aprile 2015

“Fa freddo anche li amore?” mi chiedeva mia moglie alle dieci di sera, “Non è caldissimo” le rispondevo camminando per Corso Vittorio Emanuele a Trapani in maniche di camicia.

Ero arrivato otto ore prima, avevo finito di lavorare e sarei ripartito il giorno dopo per tornare a casa, tra il lavoro ed il letto due vodka tonic ed una buona cena solitaria al ristorante consigliato dalle persone che avevo incontrato e prenotato dalla committenza.

Trapani ad aprile – a quell’ora – è calda e lenta, quel po’ di brezza e l’idea che sei arrivato in paradiso, ma lo fa tutta la Sicilia. Sai che dietro hai Erice e poco lontano c’è Mazzara del Vallo pronta a rifornirti di pesce che nei supermercati e dal tuo pescivendolo non troverai mai.

Ero uscito dal lavoro e mi avevano accompagnato in albergo, mi ero rinfrescato velocemente e avevo posato tutto sopra al letto. Solo sigarette e telefono, la macchina fotografica per la cena che avrei gustato in un ristorante poco lontano. Solo, ma non perduto, dall’albergo mi spediscono al “Cappellaio matto” a fare un aperitivo, un vodka tonic molto carico che mi fa girare la testa. Ma non abbastanza e prendo il secondo che bevo osservato da una statua sacra a dimensioni naturali circondata da decine di altre immagini sacre.

Ai Lumi è poco più in la e ho già osservato il menù esposto fuori.

Mi seggo in un tavolo d’angolo circondato da turisti e altri avventori, troppo buio il locale e si vedrà nelle foto. Devo essere onesto appena entrato non mi fa una grande impressione, sedie di paglia e tavolini in legno, sul tavolo pane e olio, sale, pepe e peperoncino.

La carta dei vini è tutta del territorio ma eccessivamente, veramente, scarna con soltanto tre produttori a esporre le loro bottiglie. Scelgo di andare sul sicuro e prendo Pietranera 2013 di Marco De Bartoli, uno zibibbo profumato ma non faticoso di cui è stata preservata acidità e trovata la secchezza.

Come da consigli inizio con un ottimo Cous Cous alla Trapanese. Non c’è tantissimo pesce ma quello che c’è è incredibile. Lo scorfano è saporito, tenero e conserva tutti i suoi umori mentre i gamberi sono freschissimi, le teste da succhiare contengono il mare. Viene servito assieme ad un intenso e profumato brodo di pesce in modo che ciascuno bagni la semola a suo piacimento. Date sfogo al peperoncino.

A seguire un’asciutta Frittura di pesce con Minnole, calamari e gamberi. Mangiatela bollente con le mani, un pesce due o tre calamari e poi un gambero, oppure al contrario ma siate veloci. Del gambero questa volta rosicchiate tutto il carapace e vedrete che scenderà giù anche lui.

Per concludere, io che non amo i dolci, non posso rinunciare ad una fetta di Cassata siciliana. Tutta molto buona con una ricotta profumata e nonostante la dolcezza tipica di questi dolci affatto stancante, canditi buoni.

Conto adeguato e servizio pure.

Tavernetta “Ai lumi”
corso Vittorio Emanuele 75, 91100 Trapani
Tel 092 3872418

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