Tag: cibo piccante

Crostini rossi

Se mi dicessero che devo nutrirmi di crostini per un mese e che non posso scegliere altro probabilmente mi renderebbero abbastanza contento.

Sempre provato trasporto per queste semplici fette di pane abbrustolito coperte di salse.

Da queste parti, nella I.M.C.S.P.D.I.C.M., i crostini “veri” sono soltanto di due tipologie: quelli neri fatti con fegatini e milza e quelli rossi di pomodoro piccante.

A questa seconda tipologia son legato per motivi d’infanzia. Ad essi associo il peperoncino quello che mio nonno chiamava lo zenzero e che finiva in qualunque piatto contenesse pomodoro.

Crostini rossi

Ricetta facilissima, al limite del banale, ma che da soddisfazione. A me sicuramente.

  • 1 barattolo di pelati
  • 3 cucchiai di olio
  • 2 spicchi d’aglio
  • 5 o 6 foglie di basilico
  • 1 cucchiaio di capperi dissalati (facoltativo)
  • peperoncino
  • sale

Schiacciare i pomodori. Schiacciarli bene.

Tritare finemente l’aglio e metterlo a scaldare con l’olio ed un poco di peperoncino. Appena il profumo si sente aggiungere il pomodoro.

Far prendere il bollore e far addensare.

Regolate di sale ed un minuto prima di spegnere aggiungere basilico, altro peperoncino per chi li vuol forti ed i capperi tritati grossolanamente. Se aggiungete i capperi attenzione all’uso del sale.

Coprire crostini di pane abbrustoliti caldi e se si vuole agliateli pure che siamo gente di spirito.

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Nastroni al rafano

Questo piatto era uno scherzo a quanto mi ricordo raramente presente nei menù dell’Alessi. Almeno così la pensavamo noi.

Nonostante l’avessimo provato qualche volta e ci piacesse abbiamo continuato ad intenderlo così e come tale lo abbiamo riproposto alla cena della memoria.

È un piatto estremamente potente ma a suo modo buono che, con un accorto dosaggio degli ingredienti, diventa tollerabile dal punto di vista del piccante. È estremo e senza compromessi, non cerca delicatezza ma in qualche modo la trova.

Lo abbiamo proposto con la speranza di eliminare qualcuno dal nostro gioco, di far arrendere chi si credeva invincibile. Purtroppo e per fortuna ha resettato le papille di due persone soltanto.

Un pezzetto piccolissimo lo ha voluto assaggiare anche mio figlio regalandoci poi facce buffe e una lacrima, ottenendo subito una fetta di pane intera che ha ingurgitato velocemente e due bicchieri d’acqua.

Nastroni al rafano

L’aspetto divertente è l’esplosione che si ha in bocca data dal rafano, la lunghezza del piccante data dai peperoncini e l’aglio e l’alleggerimento data dalla crema di asparagi.

Valgono le considrazione sulle ricette dell’Alessi date con il senno di poi fatte nell’articolo che potete leggere qui.

Riporto la ricetta originale tratta dal libro dell’Alessi (correggendo i refusi) poi vi darò le variazioni portate da noi:

Mettere al fuoco in abbondante acqua salata 600 grammi di tagliatelle all’uovo, farle cuocere 3 o 4 minuti. Nel frattempo mondare dalla terra e pelare dalla scorza 100 grammi da una radice di rafano e dividerla in due parti; tagliare a fettine una di queste, mettere da parte l’altra.

Prendere un frullatore e mettervi le fettine della prima metà del rafano, 5 o 6 spicchi d’aglio, 10 o 12 peperoncini piccanti, un mazzolino di prezzemolo, un cucchiaino di brodo vegetale liofilizzato e 2 ramaioli dell’acqua bollente della pasta in cottura. Frullate benissimo, in più riprese, finché tutto sia disintegrato e amalgamato.

Poi aggiungere 2 cucchiai di preparato per crema di asparagi, frullare ancora, quindi anche 10 o 12 cucchiai di olio di oliva. Di nuovo frullare fino a che tutto sia perfettamente amalgamato, aggiustare, se necessario, di sale, quindi versare la metà in una padella e farlo un po’ soffriggere a fuoco vivace rigirando continuamente.

Scolare, ma non troppo, la pasta e aggiungerla al sughetto che rosola in padella. Rigirare e amalgamare bene, aggiungere anche l’altra metà del frullato, ancora rigirare e amalgamare velocemente 3 o 4 minuti. Spegnere il fuoco, sistemare la pasta nei piatti, grattugiare sopra ad ognuno l’altra metà del rafano, servire bollente a “bruciare”

Noi l’abbiamo fatta così: abbiamo preparato il sughetto nel pomeriggio per avvantaggiarci sostituendo all’introvabile rafano una quantità di wasabi grande come una grossa pallina da golf. L’acqua che abbiamo utilizzato per frullare è stata quindi sostituita da acqua calda leggermente salata. Abbiamo quindi cotto la pasta, saltata e servita. Non abbiamo messo il rafano grattugiato.

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