Autore: alFuoco

Tagliatelle baccalà e cipolle

Quando avete madri premurose, o che hanno grossi sensi di colpa, può capitare che si presentino a casa vostra con omaggi e vi lascino buste piene di soldi e viaggi pagati, chiavi di auto nuove appartamenti in giro per il mondo. Nel nostro caso si tratta sempre di omaggi di tipo gastronomico. Non che gli altri non ci interessano e nel caso mia madre leggesse e potesse e volesse… vada per gli alimenti.

Questa volta ha raddoppiato la nostra razione di baccalà e si è presentata alla porta dicendo che lo aveva bagnato lei per bene e non c’era sale di troppo e che c’era un bel filetto per i bambini.

E che facevo la prendevo a calci, le richiudevo sul naso la porta. L’ho invitata ad entrare ed è rimasta a mangiare con noi. Mio padre era a giocare con i suoi modellini di navi.

Tagliatelle baccalà e cipolle

per 6 persone

  • 600 grammi di baccalà già bagnato
  • 500 grammi di tagliatelle all’uovo
  • 1 grossa cipolla
  • 6 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 1 foglia di alloro
  • un pugnetto di foglio di prezzemolo
  • 1 bicchiere di latte
  • sale e pepe
  • farina (nessuna indicazione, quella che voi preferite o avete)
  • 2 cucchiai di aceto di vino bianco.

Dividere il filetto dalle parti basse e metterlo da parte.

 Pulire dalla pelle e dalle spine eventuali poi tagliare a dadini abbastanza piccoli.

Mettere a soffriggere la cipolla nell’olio in una padella a fuoco basso e con la foglia di alloro.

Quando è appassita ma non colorata aggiungere il trito di baccalà e far insaporire bene. Sfumare con l’aceto e far evaporare bene.

Aggiungere il latte e a fuoco basso far addensare diventando crema.

Regolare di sale e pepe e aggiungere il prezzemolo tritato fine.

Cuocere la pasta e saltarla col sugo.

Guarnire con una fetta di filetto di baccalà infarinata e cotta a fuoco alto in una padella con un pilo di olio.

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Mezze maniche con gli asparagi

Mio suocero porta i bambini a cercare asparagi selvatici nelle colline intorno alla città.

I due pargoli tornano a casa estremamente felici stringendo in mano i loro mazzetti piccoli che bastano a malapena per fare una frittata di due uova. Mi viene in mente questa scena, tristissima, del conte Mascetti.

Grazie al cielo, dietro, mio suocero estrae un mazzo più abbondante. Lui è molto stanco in quanto si è impegnato molto a evitare che i bambini raccogliessero anticoncezionali usati. Perché la sua riserva di asparagi, li attorno, di notte è un luogo votato a capriole e sospiri.

Ci piacciono molto ma più spesso dobbiamo ripiegare sugli asparagi addomesticati che comunque ci sanno dare grande soddisfazione.

Quale è la caratteristica peculiare della ricetta? L’uso del burro in mantecatura e di poco parmigiano ma soprattutto l’uso della cipolla nel soffritto iniziale per avere più dolcezza. Vado particolarmente orgoglioso dell’esito. Guardate la foto come è bella bavosa.

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Spaghetti cipolle e acciughe

Cipolle e acciughe ne avevamo in abbondanza. Ci sono sempre nella nostra dispensa.

L’idea era quella dei bigoli e avrei voluto sostituirli con i pici, poi la fatica e l’apatia hanno preso il sopravvento e ho deciso di ripiegare sui più scontati spaghetti.

Però il concetto era quello e l’indirizzo di destinazione più o meno conosciuto. Approssimazione si chiama è inutile far finta. Sono approssimativo e parziale, mi fa fatica approfondire e generalmente quando lo faccio rimango perso nei dettagli, in quelle cose talmente piccole che a guardarle danno il senso dell’inutile.

Però il risultato è stato molto interessante e non poteva essere altrimenti; non perché io sia bravo ma perché la somma dei tre elementi non poteva portare ad altri risultati.

Insomma tutti quanti ne abbiamo mangiati in quantità e anche il piccolo ha apprezzato molto.

Spaghetti cipolle e acciughe

  • 350 grammi di spaghetti
  • 6 acciughe dissalate
  • 2 grosse cipolle
  • 4 o 6 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • pepe

Tagliare sottilissime le cipolle e metterle ad appassire a fuoco basso assieme all’olio in un’ampia padella.

Aggiungere le acciughe pulite a modo e tritate finemente con il coltello.

Stemperare con il mezzo bicchiere di vino bianco e sciogliere le acciughe. Far evaporare bene il vino.

Saltate gli spaghetti in questo intingolo aggiustando di pepe. Di sale proprio se necessario.

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Risotto al gin, blu e caprino

Diciamo così, a me il gin non piace troppo (e l’ho già detto) ma mi attira. È un po’ la mia innata attrazione per quanto mi respinge. Sempre avuta.

Perché non sono io che tengo lontano il gin, è lui che in qualche modo fugge da me. Comunque ne avevo una bottiglia in casa. Un ottimo Monkey 47 dalle note amarognole e fortemente erbacee (comprato per imitare Romito).

Era un poco che mi frullava nella testa questa idea e forse non è stato il periodo più opportuno; sarebbe stato meglio un poco più di freddo fuori. Comunque il piatto è venuto fuori molto interessante e ha riscosso un buon successo tra i commensali.

C’è da dire perché erborino e perché il formaggio di capra. Il primo per le sue note sapide e intense che andassero a sostenere il gin, il secondo per l’acidità e la pulizia della bocca. Almeno così era nella mia testa.

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Cocotte (asparagi e prosciutto)

“Sono buonissime babbo” mi fa l’eroe della casata buttando dentro pezzettini di pane che s’intridono di quel misto di sapori tondi e confortanti.

Tonnellate di pane che vengono inghiottite da quel coccio caldo e che risalgono sul cucchiaino gocciolanti e grasse per sparire nella sua bocca.

Uguale succede a mia moglie e a me che peschiamo la seconda dalla teglia che ho portato in tavola piena di acqua calda per mantenerli a temperatura.

Bicchieri di vino bianco (il bambino no) e poi si distendono le gambe sotto al tavolo e si slacciano i pantaloni. Un po’ perché sazi, un po’ perché due cocotte anche se come piatto unico riempiono.

La creatura mi trascina per la mano che vuole sistemare la ferrovia.

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Biscotti al burro di arachidi

Io il burro di noccioline l’ho sempre apprezzato, come ho sempre apprezzato la sua capacità di impastare tutta la bocca e di lasciarti li per lunghissimi secondi a cercare di liberarla da questo adesivo naturale.

E ho sempre apprezzato il fatto che ogni volta che apri il vasetto cominci con una punta di cucchiaio e finisci con un cucchiaio pieno che quasi ti escono gli occhi dalle orbite.

Son cibi da sfida, da epica maschile. Non sono però attratto dai panini con il nostro protagonista e le marmellate che si vedono nei film americani.

Sono attratto anche da quei biscotti morbidi e pastosi con una sottile crosta esterna secca e tanta umidità interna che li rende quasi fratelli del mou. Questa è la ricetta.

  • 200 grammi di farina
  • 150 grammi di burro ammorbidito
  • 150 grammi di burro di arachidi cremoso
  • 120 grammi di zucchero
  • 100 grammi di zucchero di canna (meglio se integrale)
  • 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
  • un pizzico di sale
  • 1 bacca di vaniglia
  • 1 uovo

Far ammorbidire il burro e montarlo assieme agli zuccheri e ai semi della bacca di vaniglia (se avete la vanillina va bene uguale… non è vero)

Quando avrete un composto omogeneo, liscio e spumoso aggiungete l’uovo e con olio di gomito, o energia elettrica, fate incorporare bene.

Aggiungete questo composto alla farina setacciata assieme al bicarbonato e alla presa di sale.

Aggiungere il burro di arachidi e sempre con vigore e gioioso spirito di sacrificio rendere tutto liscio.

Su carta da forno, in una teglia (ve ne serviranno 3 o 4) accomodate delle palline grandi come una piccola noce a distanza adeguata che si allargheranno.

Infornare subito in forno caldo a 180° per circa 10 o 12 minuti.

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Risotto all’aringa e cipollotti

Sostanzialmente si tratta di ripetere la ricetta del post precedente.

Però bisogna fare attenzione perché le proprietà alchemiche del fuoco concentrano i sapori e il sale rischiando di rendere quanto di piacevole può essere in un ammasso fumigato e salato che vi costringerà a dissetarvi con litri e litri di birra.

Non necessariamente è un male ma per bere litri di birra non servono scuse e berla assieme a qualcosa che ci piace e che ci fa salivare abbondantemente è ancora più piacevole. E la prima volta che li ho fatti è successo proprio questo.

Quindi l’ingrediente principale del piatto deve essere l’attenzione e la capacità di seguirlo in ogni momento. Tre fuochi accesi sono necessari quindi regolatevi se dovete preparare altro per la vostra cena.

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Aringa e cipollotti o meglio: Cipollotti e Aringa

In casa mia l’aringa è sempre stata apprezzata e presente. Penso fosse, assieme al dolce per gli uccelli da richiamo (a base di miglio, uvette e altri semi) e al pastone per i cani da caccia, l’unico piatto che ho mai visto preparare a mio nonno. Se si esclude la pasta con l’acciugata.

Generalmente andava lui a comprare le aringhe e in egual misura si prendeva aringhe da uova e da latte.

Poi passava a pulirle tutto il tempo che doveva e immergeva tutto dentro ad abbondante latte per, diceva lui, ammorbidirle e togliere il sale ed il sapore di affumicato spesso troppo acuto. Poi faceva un tiro di ammezzato. Non era un problema avermi intorno mentre fumava.

Poi, passata una giornata in frigo con vari rimescolamenti, separava le varie parti. Da una parte la sacca spermatica delle aringhe e dall’altra tutto il resto ben scolato e asciugato. Il seme finiva infarinato e fritto velocissimo assieme a delle uova. Il resto assieme ai cipollotti freschi ed abbondante olio.

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Tortino di acciughe

Avete avuto esperienze sadomaso? Siete mai stati dominati? Io si. Perché la spesa vado a farla meno di quanto vorrei e potrei fare di tutto, imporre stili di cucina e ricette secondo il mio gusto ma cosa fare e quando farlo lo decidono altri, nel mio caso mia moglie.

Chi fa la spesa è quindi il/la mistress e chi cucina è lo slave. Almeno così mi sento quando mia moglie torna e mi dice, anzi lo fa al telefono con dei messaggini concisi e senza possibilità di replica la mia Lady Autodesk, che ha comprato questo o quel prodotto. Il “Cucinalo!” perentorio e senza possibilità, né diritto, di replica è sempre sottinteso al “Per stasera” o “Domani a pranzo”.

Qualche volta è “Domani a pranzo?” ma non lasciatevi ingannare che il punto interrogativo sta per “Mica avrai nulla da ridire?”

E io in silenzio cucino questo o quel prodotto nudo e con la pannuccia sporca di grassi di cottura mentre lei mi percuote i glutei con un mestolo. Che immagine orribile.

Le acciughe solitamente la rendono allegra. Mi dice felice, così me la immagino, che le ha comprate e che le vorrebbe così o cosà. Le dico “ma sono lunghe da pulire” e lei “Ma ho preso quelle già pulite” senza rendersi conto che alla fine il lavoro è più o meno lo stesso.

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Ho fatto il mio primo formaggio

In realtà non è un formaggio ma un latticinio intendendo così un prodotto a base di latte che non ha subito stagionatura.

E stamani ero li che mi rigiravo nel letto sveglio prima di chiunque altro in casa. Nel frigo sapevo che c’era una confezione di panna scaduta da un paio di giorni e fuori, sotto al mobile della dispensa, una confezione di latte intero che mia moglie prende per fare la crema ma che poi non usa mai.

Nella penombra della mattina, con fuori il rumore del mercato che si sta mettendo in moto, ripasso nella mente tutto quanto ho appreso nel corso dell’ONAF.

Mi alzo e vado in punta di piedi verso la cucina quando, prossimo alla porta di camera, una voce cavernosa mi ordina di mettere la moka per il caffè “Certo amore, prima però faccio il formaggio” e lei mi sorprende con un “Va bene” che anticipa il pesante respiro di chi torna a dormire. Il caffè lo facciamo poi.

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