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Crocchette di patate e pesce bianco al forno

“Il soggetto si ritrova in balia di un pensiero fisso o un’abitudine ineliminabile che ne mina, anche profondamente, i rapporti sociali e la soddisfazione personale” (Wikipedia).

Mia moglie mi aveva avvertito la prima volta ed io sapevo che aveva ragione. Ma ormai ero dentro al tunnel e mi conosco.

Sapevo anche io che nei giorni successivi non avrei fatto altro fin quando la noia o la frustrazione della ripetizione non mi avessero catturato lasciandomi spossato e sazio.

Gli indizi che poi ti manda l’ambiente esterno ti paiono tutti favorevoli, ogni atteggiamento della tua famiglia è un rinforzo positivo. Taglio io tutti quei segnali negativi che arrivano da mia moglie perché il mio piccolo stakeholder di riferimento insiste a dire “Ancora” e io mi adagio sulla sua volontà.

Crocchette di patate e pesce bianco al forno

  • Metà dose dell’impasto delle patate duchessa (250 gr) senza noce moscata
  • 250 gr di filetti di pesce, merluzzo (o simile)
  • Prezzemolo
  • Limone

Dopo aver privato i filetti di lische e pelle batterlo al coltello finemente ed unirlo all’impasto di patate assieme ad un cucchiaio di prezzemolo tritato e a poca buccia di limone grattugiato. Se credete opportuno aggiustate di sale.

Aiutandosi con un sac à poche formare dei monticelli di farcia sopra ad una placca leggermente unta. Non esagerate con le dimensioni che è un antipasto.

Gratinare in forno sotto il grill per qualche minuto fin quando non saranno leggermente dorati.

Guardo la foto e la trovo imbarazzante per quella forma che il cibo ha assunto. Che gli ho fatto assumere in maniera del tutto involontaria guidato da imperizia e cialtronaggine. Potrete mai perdonarmi?

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Le fissazioni son problemi, sono d’accordo

La dottoressa Taylor ha ragione. Fotografare cibo in continuazione è un problema, farlo diventare il centro di ogni attenzione, di ogni chiacchiera.

Lo riporta Repubblica nel leggero articolo intitolato Instagram e il cibo, rapporto controverso nel quale si afferma quanto riportato nelle prime due righe.

Quando di punto in bianco si smette di farci gli affari propri e si gode nel mettere online frasi del tipo “C’è il sole” oppure “Oggi ho mal di stomaco” come se tutti si fosse i medici dell’imperatore e si dovesse controllasse la defecazione di ciascuno. Scusate, è spiegato male, non so perché ma mi è venuta in mente la scena de L’ultimo imperatore di Bertolucci. Qualche psicologo ha qualcosa da dirmi? Ecco dover raccontare tutto quello che si fa ad ogni costo non piace nemmeno a me.

Fotografare quello che (non) si mangia o (non) si prepara è un problema (forse), non mangiare è un problema di sicuro sia che si faccia per scelta che per possibilità, rompere le scatole agli altri per quello che mangiano è un problema. Siamo circondati da persone che individuano problemi e come unica soluzione dicono di smettere quello che si sta’ facendo. Mi viene in mente Il Seminatore di Mario Cavatore. Di nuovo qualche psicologo ha da dirmi qualcosa?

Però rompere le scatole su tutto quello che nasce dalla cultura dei social network, trasformare tutto ciò che è nuovo in pericoloso è a sua volta pericoloso. Penso che sia un problema anche quando si cerca di medicalizzare e rendere turbamento della normalità tutto quanto. E pare che medici e psicologi si divertano molto a fare questo.

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