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Puré di melanzane

Le melanzane, l’ho ribadito più volte, non le adoro ma – citando Pulp Fiction – “… ci sto provando, Ringo, ci sto provando, con grande fatica…” a farmele piacere.

Allora le maltratto, le trito con rancore e dolore sul tagliere dopo averle cotte per tempi spropositati a temperature altissime.

Per odio e un po’ anche perché così poi posso mangiarle in piccole dosi lasciandole tutte alla furia famelica del bambino e della moglie che le spalmano sul pane, ci condiscono la pasta e le usano come contorno nelle cene estive. Io le uso solo come contorno, ho paura di farne altro.

Però così e negli altri modi raccontati qui le mangio. Non tante ma le mangio.

Qualcuno chiama questa ricetta “Caviale di melanzane” ma io mi sento un coglione a chiamarla così. Son melanzane cotte e battute. Fine.

Puré di melanzane

  • 2 o 3 melanzane grandi del genere che preferite
  • 2 o 3 spicchi di aglio
  • rametti di timo fresco
  • olio extravergine
  • sale e pepe

Lavate le melanzane e tagliate via l’attaccatura, tagliatene il meno possibile.

Dividere le melanzane a metà per la lunghezza e incidete la polpa con un coltellino senza staccarla o ledere la buccia. Fate in modo che i tagli si incrocino.

Sistemare sopra ad una metà l’aglio tagliato a lamelle e un paio di rametti di timo fresco.

Richiudere le melanzane con le loro metà e avvolgerle per bene, strette e che non ci possano essere uscite di vapore o liquido, nella carta argentata.

Cuocere in forno già caldo a 250° per circa due ore o fin quando non le sentirete proprio morbidissime al tatto.

Lasciarle riposare un quarto d’ora e toglierle dalla carte stagnola eliminando aglio, timo e liquidi.

Con un cucchiaio togliere la polpa e metterla in un tagliere. Battetela al coltello finemente.

Trasferite il trito in un contenitore e conditelo con sale, pepe ed olio.

Fate riposare in frigo e servite magari il giorno dopo a temperatura ambiente.

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Melanzane fritte (che sembrano funghi)

Le melanzane a me non fanno impazzire, il trauma è dovuto ad una serie di cene negli anni ottanta a casa di una cugina di mia madre. La ripetitività del cibo, sempre la solita pasta. Penne con un sugo pastone di melanzane, peperoni, salamino piccante e olive dove la melanzana dominava incontrastata.

Dove per probabile inettitudine della cuoca o faciloneria le melanzane avevano mantenuto tutta la loro carica di amaro. “Mangia che sono buone” mi dicevano e io strozzavo qualche forchettata perchè non mi rompessero troppo le scatole e per potermi meritare uno di quei caprini sott’olio pieni di spezie della Coop che mi avrebbero ripulito la bocca. Cene di digiuno e di rancore. Verso le melanzane, la cugina di mia madre e i miei genitori.

Poi piano piano si comincia a mangiarle di nuovo, a prepararsele da solo. Prima fritte poi la caponata, sott’olio e come capitavano.

Per friggerle ve le propongo così, perderanno l’amaro e ricorderanno molto dei funghetti fritti. La parte sotto della cappella del porcino quando è spugnosa e viene cotta. Piccoli bocconcini un poco – lo so che non è bello da dirsi ma sono ottime – moccicosi.

Melanzane fritte (che sembrano funghi)

Per quattro persone:

  • 3 belle melanzane
  • Farina
  • Sale
  • Olio per friggere

Mettere a bollire in una pentola tanta acqua che basti a contenere le tre melanzane fatte a pezzi.

Tagliare le melanzane, dopo averle lavate, a pezzetti irregolari grandi come una grossa noce.

Gettarli nell’acqua salata bollente e lasciarli bollire per circa 3 o 4 minuti.

Scolarle, farle intiepidire e strizzarle fortissimo. Sfilacciarle con le mani in modo da avere dei pezzetti irregolari abbastanza piccoli.

Da freddi infarinarli e, liberati dall’eccesso di farina, friggerli in abbondante olio bollente.

Asciugarli su carta assorbente e salare.

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