Tag: pesce di lago

Ristorante I Bonci (Magione, Perugia)

Provato a pranzo ad Aprile 2013

Nella primavera che ha tardato ad arrivare ha cominciato da poco a far capolino il sole. Approfittare delle prime giornate di  caldo è d’obbligo soprattutto per fare assieme al bambino cose nuove. Il lago, il traghetto, l’isola, il pesce di lago…

I Bonci è proprio nel lungo lago e offre la possibilità di mangiare all’aperto. È un bar-ristorante dove, del secondo, si vede la recente ristrutturazione. Il bar invece è di antico stampo (antico per dire).

Il pesce di lago che offrono è ottimo anche se, guardando la carta, si può rimanere un poco straniti dalla presenza di addirittura tre proposte: lago, mare e terra. Non dico che sia sbagliato ma a me lascia sempre perplesso l’eccessiva varietà, come i ristoranti pizzeria. Vicino però c’è un centro ittico che lascia ben sperare sulla qualità del pesce marino e se, noi non abbiamo provato, è della stessa risma del resto sarà sicuramente ottimo.

Ma, ripeto, il pesce di lago è buono, quello che offrono nel ristorante dico, e non pecca di nulla anche se nei primi due piatti ci sarebbe secondo me da rivedere qualcosa.

La scelta dei vini non è ampia, una quindicina di etichette tra nord e centro Italia a prezzi onesti. Abbiamo optato per un Grechetto umbro di facilissima beva.

Il pane è buono e caldo anche se viene centellinato eccessivamente col risultato di rimanerne spesso a corto e doverlo richiedere.

Per antipasto abbiamo preso delle Bruschettine con caviale del Trasimeno.  Dico subito cosa non andava, lo stesso problema riscontrato nel piatto di pasta, ovvero una scarsa cottura del pomodoro mentre per il pesce risultava leggermente eccessiva andando così ad accentuare la parte acida e “pomodorosa” e sminuendo le preziose uova così come i pesci dei taglierini.

Fuori carta abbiamo preso dei Gamberi di lago. Sono serviti freddi dopo una cottura in acqua con una salsetta che ricorda per certi versi la salsa verde che accompagna il lesso o la fettina di carne ma più delicata. I gamberi assomigliano molto a quelli di fiume per consistenza anche se sono meno dolci. Vengono offerti, abbondanti, in una veste piuttosto démodé con quell’enorme fetta di arancia al centro che, in piccole dosi, aggiunge un poco di acidità; forse sarebbe stato più piacevole – visivamente e anche nel gusto – aggiungere un poco del suo succo all’intingolo (anche senza mischiarli) ed eliminarla dal piatto a quel modo.

Per primo Taglierini al ragù di persico e regina. Come ho detto il sugo è leggermente poco tirato per quello che riguarda il pomodoro e troppo cotto per il pesce ma per quello che ho potuto sentire il sapore del pesce è piacevole e se ne percepisce la provenienza in maniera delicata e sensata. I taglierini sono croccanti e ben cotti.

Poi Filetti di persico fritti favolosi. I filetti sono completamente privati della lisca e fritti soltanto con un leggero strato di farina quindi lasciando praticamente inalterato il loro sapore. Una frittura asciutta e fatta con tempi millimetrici che lascia la carne soda, tenera e succosa.

Abbiamo concluso con uno Spiedino di anguilla al forno ottimo. Da mangiare rigorosamente con le mani – come il fritto – viene accompagnata da foglie di rapa saltate con olio e aglio, forse eccessivamente unte ma buone per consistenza e sapore. La carne anche in questo caso è cotta in maniera giusta e con tanto alloro che, come sapete, accompagna sempre egregiamente le carni grasse, di terra e d’acqua, di questo tipo. La polpa è tenerissima: grasso, pesce, alloro, sapore di abbrustolito si fondono in bocca accompagnate dalle erbe leggermente amare. Aggiungete una punta di limone – che troverete sul piatto – e avrete un prodotto che nella sua rusticità risulta comunque piacevolissimo.

I prezzi sono ragionevoli ed il servizio, anche se pecca di un poca di organizzazione, adeguato.

Finito il pranzo salite nel traghetto che parte dall’imbarco li davanti e andate a vedere l’isola Polvese. Castello, monastero e prati alberati sono adatti ad una pennica ristoratrice.

Ristorante I Bonci
Via Lungo Lago Alicata 31, 06060 Magione, Perugia
tel.: 075 8479355
ibonci.com/Home

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Ristorante La Trota (Rivodutri, Rieti)

Provato a pranzo a maggio 2012

Lo stabile nel quale è il ristorante è molto curato e un ponticello porta nel giardino dall’altra parte del fiume permettendo di godere di una vista estremamente rilassante.

Di relax all’interno del ristorante, d’altronde, ne troverete in quantità data la cura che tutti si prenderanno di voi. Ma il primo impatto non è entusiasmante. Quando nel 1963 il locale è nato evidentemente si pensava ad un ambiente per banchetti, ad uno di questi posti dove celebrare matrimoni e comunioni. Ne avrete conferma guardando il giardino con il grande gazebo pronto ad accogliere gli ospiti della cerimonia con gli antipasti a bouffet.

Ma per quello che mi riguarda è altro. Il grande spazio interno consente una più che adeguata distanza tra i tavoli e quindi una più che soddisfacente possibilità di non impicciarsi dei discorsi degli altri tavoli.

Carta dei vini estremamente gratificante vista la cantina di circa mille etichette tra cui scegliere provenienti da tutto il mondo con un occhio particolare a Italia e Francia; chi vi aiuterà nella scelta, il sommelier, è una ragazza giapponese di una gentilezza unica e dotata di grande capacità di ascolto e di servizio.

Menù forse un poco troppo grande come dimensioni (e nel quale si vedono i segni lasciati dalla tipografia) ma di bella struttura gastronomica nel quale si possono trovare più possibilità di degustazione guidata o scegliere alla carta dal pesce di acqua dolce, vero gioiello del locale, alla carne.

Abbiamo optato per il menù degustazione chiamato “Attraverso il lago”, sei piatti più accessori (piatto di benvenuto, dolcetti vari e gelatini da accompagnare al caffè), per 85€ a persona. Nell’attesa prima vengono portati grissini al limone e carta da musica alle acciughe. Poi gli altri pani.

Il piatto di benvenuto è stato un’ottima Salsa di frutto della passione e melone alla vaniglia con trota marinata dallo chef rinfrescante anche con la vaniglia e la trota dove la prevalenza andava alla piacevole acidità della salsa. Il pesce era della giusta consistenza ovvero morbido e burroso ma con queste caratteristiche non portate all’eccesso in modo da consentire la masticazione e dare equilibrio alla freschezza del vegetale. Il grissino al pepe rosa l’ho utilizzato per aiutarmi nella gestione dell’alimento.

La piacevole entré è stata seguita da Filetti di trota su spremuta di erbe aromatiche all’aceto di champagne. Il pesce è di consistenza perfetta ed il sapore della trota è piacevolmente tenue (questa forse potrebbe essere la caratteristica di ogni piatto presentato ovvero la caratterizzazione dei sapori dei pesci di acqua dolce senza avere i sapori spesso molto terrestri). Delle due salse la fondamentale è quella verde, erbe spremute con un accento dato dal finocchietto a dare carattere. L’altra, assieme alla granella di nocciole, l’ho interpretata come una piacevole spezzatura, un qualcosa che permettesse in piccole dosi di evitare la monotonia.

Il secondo antipasto è la Carpa in crosta di papavero, maionese di patate e rape rosse e insalatine di campo ed è, assieme al piatto che lo segue, il piatto che vale il viaggio. Il pesce è cotto al rosa ed i granelli di sale scrocchiamo in bocca. La crosta di papavero (che solitamente trovo, assieme al pepe rosa, orrido) è croccante e trasporta sapore di cottura su fuoco intenso. Le insalate sono necessarie sia per il colore del piatto che per smorzare la sua leggera grassezza e della maionese di rape rosse vorreste averne il frigo pieno tanta è la delicatezza e capace di rendere armonico in bocca tutto quanto. Non c’è sushi che tenga.

Coreografica e rassicurante arriva la Zuppa di tinca con capelli d’angelo. Nelle fondine un carpaccio di tinca con sopra una pasta tagliata finissima al coltello. Chi serve vi verserà sopra, da una caffettiera napoletana, un infuso di brodo di tinca filtrato attraverso erbe e spezie con una predominanza della cannella, ma le erbe mi pare siano 23. Non fate quella faccia e continuate a leggere. La dolcezza e la noia che porta con se la spezia è stemperata dalle altre erbe in un cocktail armonico che affiancava e non sovrastava la tinca. Il carpaccio e la pasta vengono cotti al momento dal brodo bollente ed entrambi mantengono le loro consistenze.

L’unico piatto che non ci ha entusiasmato è stata la Pasta di gamberi di torrente, strigoli, gamberi, latte di cocco e liquirizia. Non che non fosse buona, tutt’altro, ma a nostro parere eccessivamente dolce nonostante gli strigoli (erbe amare rese croccanti). La pasta è tenace e la polvere di gambero impastata le conferisce profumo e sapore. I gamberi sono di fiume quindi danno da fare alla bocca. Il latte di cocco si sente poco mentre la liquirizia, sebbene leggerissima, dona lunghezza ad ogni boccone. Quello è l’elemento che mi ricordo di più assieme alle erbe amare.

Per chiudere Luccio perca cotto sulla pelle, gocce di acciughe e olive nere che è un gran piatto. Il luccio è proposto in doppia cottura accompagnato da fagiolini e da un’ottima spuma di foiegras e limone che è di primaria necessità. I luccio di per sé è pesce magro e qualunque cottura, anche se perfetta come in questo caso, accentua questo fatto. La spuma al contempo aggiunge opulenza con il fegato grasso e pulisce con il limone. La polvere di acciughe così come la crema di olive nere, aggiunge lunghezza. Ma eravamo alla fine e abbastanza pieni e ce lo siamo goduti poco.

Un capitolo a se i dolci. Impressionanti per la loro non banalità. Io mi sono preso Piccole bombe da immergere nella salsa di lamponi, nel cioccolato nero, nel cioccolato bianco al rosmarino e nella crema Cavollat e chi mi accompagnava Zuppa di agrumi con gelato di olive nere della Sabina e cioccolato bianco al sale ripieno di mango. Ma non li ho fotografati o meglio, li ho fotografati quando ormai erano già stati deformati dalla fame che improvvisa risorge, anche in chi come me non ama i dolci, quando questi arrivano sulla tavola.

Un posto che vale sia il viaggio che la spesa e nel quale dovremo sicuramente ritornare anche perché, alzandomi, sentivo che le altre proposte della carta mi sarebbero sicuramente piaciute, comprese quelle di terra.

Ristorante La Trota
chef Maurizio e Sandro Serva
Via S.Susanna 33, 02010 Rivodutri (RI)
Telefono: 0746 685078
http://www.latrota.com/

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