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Tagliatelle con le cime di rapa e le cozze

Magari io con le cime di rapa e le cozze c’avrei messo la pasta di grano duro, magari le orecchiette e non la pasta all’uovo.

Il prossimo che mi dice che le cose le avrebbe fatte in un altro modo… magari ha ragione, magari quello che mi fa irritare è il fatto che mi mette davanti agli errori commessi e allora mi fa innervosire e mi viene da dire cosacce.

E io sono uno di quelli che non si trattiene, che dice “potevi fare così…” e mi picchierei quando faccio in questo modo. Purtroppo da picchiarmi mi viene soltanto dopo che ho già parlato e allora è troppo tardi e mi prometto e riprometto di non lo rifare ma poi quando sono li…

Tagliatelle con le cime di rapa e le cozze

Per 4 persone

  • 1 chilo di cozze
  • 500 grammi di pasta secca o 350 grammi di pasta fresca
  • 1 chilo di cime di rapa
  • olio extravergine
  • aglio
  • peperoncino
  • sale

Aprire le cozze in una padella a fuoco alto e mettere da parte la loro acqua.

Privarle dei gusci e tenere i frutti da parte.

Mettere a bollire l’acqua per la pasta e dopo aver mondato le cime di rapa metterle a cuocere li.

Come saranno cotte scolarle e strizzarle bene. Tagliarle leggermente.

Mettere a cuocere in quell’acqua verde la pasta.

Nel frattempo scaldare in una padella abbondante olio, aglio tritato finemente e il peperoncino. 

Aggiungere le cime di rapa e saltarle a fuoco alto aggiungendo l’acqua delle cozze in piccole dosi per aggiustare di sale. Utilizzare il sale solo se l’acqua delle cozze non fosse sufficiente a dare la giusta quantità di sapore.

Saltare la pasta nelle cime di rapa e impiattare guarnendo con le cozze.

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Pulezze rifatte (Cime di rapa o friarelli)

Quest’anno è parecchio rigido come inverno e sono contento di questa cosa. Son nato d’inverno e mi piace il freddo.

Perché quando è freddo le pulezze (dalle mie parti si chiamano così) perdono quell’amaro che troppo spesso tira fuori il sapore del tabacco, quell’amaro impossibile da levare e buttar giù che proprio non mi piace.

Ricordo difatti, quando ero piccolo, che le chiedevo spesso (le pulezze) e mia nonna mi diceva “Non si fanno che tanto un son bone che ‘l freddo unn’è arrivato”. Come il cavolo nero che rimane duro.

Capita invece di trovare quell’amaro anche in prodotti in barattolo spacciati come “di grande livello” e che invece sono semplicemente immangiabili nonostante gli abbinamenti e le lavorazioni successive.

Quando si mangia la carne poi, a me, piace la verdura verde rifatta.

Pulezze rifatte

Si lessano le pulezze, diciamo abbastanza per averne 800 grammi 1 chilo facendo attenzione ad eliminare le parti troppo legnose.

In 6 o 7 cucchiai di olio extravergine di oliva si mette un paio di spicchi di aglio schiacciati e 100 grammi di pancetta tesa tagliata sottile e poi a listarelle grandi.

Si fa diventare croccante la pancetta e si toglie assieme all’aglio che avrà profumato l’olio.

In quell’unto si mettono le cime di rapa lessate, strizzate fortissimo e battute bene al coltello.

Si saltano aggiustandole di sale e si servono con sopra la pancetta croccante.

La morte sua è la carne di maiale ma anche appoggiate sopra una fetta di pane leggermente abbrustolita.

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