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Costolette di maiale piccanti

Ho studiato l’Arte della guerra di Sun Tzu e lo applico quotidianamente.

Il sotterfugio, colpire di nascosto e non dare possibilità al nemico di opporsi. La guerriglia, la guerriglia gastronomica, quella tra chi dice no e chi dice si.

È inutile, amore mio, che mi dici che vuoi fare attenzione all’alimentazione, che è quasi estate e che abbiamo ormai una certa età.

Son stato dal macellaio, luce dei miei occhi, e aveva una stecca di costole di maiale che mi parlava e io desideravo tanto cuocerle come fanno i cowboy e dartele da mangiare sopra al tagliere di legno assieme a delle patate lesse condite semplici semplici e un po’ d’insalata e tanto aceto.

Poi che alla fine abbiamo mangiato molte patate e insalata e poche costine a testa è stato un disguido, una mia paura per l’eccesso e per il tuo rimprovero. Però erano buone amore mio.

Costolette di maiale piccanti

  • 1,5 kgrammi di costine di maiale pulite
  • 3 cucchiai di zucchero di canna
  • 3 spicchi di aglio (o aglio in polvere)
  • 3 cucchiai di paprika affumicata (ma anche dolce va bene uguale)
  • 1 punta di cumino in polvere
  • 1 punta di coriandolo in polvere
  • peperoncino in polvere
  • sale
  • pepe

Mischiare tutti gli ingredienti assieme all’aglio schiacciato.

Strofinare con vigore tutti i lati delle costole poi mettere in un’insalatiera piuttosto ampia e coprire con la pellicola.

Riporre in frigo fino al giorno successivo.

Togliere dal frigo un’ora prima e portare a temperatura ambiente.

Scaldare il forno a 120° e appoggiare la carne distesa sopra alla griglia.

Sotto mettete una teglia con due tazze d’acqua.

Cuocere per almeno 40/50 minuti e comunque fin quando sentirete che la carne non è morbida.

Accendete prima di servire il grill alla massima temperatura per far fare la crosta.

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Maiale in agrodolce alla cinese

Io non andavo più al cinese da quando alcuni anni fa denunciai alla ASL locale un gestore che mi aveva fatto trovare, nel maiale in agrodolce, uno scarafaggio.

Il locale è ancora aperto. Io ho deciso che non tutti i ristoranti cinesi sono uguali e ho ricominciato a frequentarne qualcuno.

Questo è avvenuto dopo che ci sono andato un paio di volte in quelle zone in cui bachi da seta e altri insetti sono sul menù in maniera normale.

Quella volta molto incuriosito volevo provare ma sono stato bloccato da chi mi accompagnava sotto la minaccia di lasciarmi a cena da solo e di non baciarmi più. Mai più. La cosa mi ha lasciato con la curiosità e prima o poi tornerò, magari dopo l’andropausa.

E quei sapori mi piacciono. Ho rifatto alcune cose in quello stile ma qualche giorno fa ho voluto rifare quel piatto che non avevo mangiato il giorno della denuncia.

Maiale in agrodolce alla cinese

  • 300 grammi di maiale tagliato abbastanza sottilmente
  • 1 peperone giallo
  • 1 peperone rosso
  • 5 fette di ananas sciroppato
  • olio di semi
  • 3 cucchiai di salsa di soia
  • 2 cucchiai di marsala secco
  • farina
  • maizena
  • per la salsa agrodolce guardate qui la ricetta

Tagliate il maiale a striscioline abbastanza piccole ma non esagerate. Mettetele a marinare per venti minuti con la salsa di soia e il marsala in una fondina. Coprite con della pellicola e girate di quando in quando.

Pulite i peperoni e tagliateli a striscioline lunghe circa tre centimetri e cinque millimetri le altre dimensioni.

Saltatele velocemente in padella con due cucchiai di olio di semi. Fate in modo che siano cotti ma che restino sodi.

Metteteli da parte.

Aggiungete abbondante olio di semi e fatelo scaldare bene.

Scolate la carne e infarinatela leggermente. Fate attenzione a separare tutti i pezzi.

Friggetela nell’olio fin quando non sarà ben dorata, scolatela sopra a carta assorbente.

Gettate l’olio in cui avete fritto il maiale e pulite velocemente la padella con della carta assorbente. Mettetevi una quantità adeguata di salsa agrodolce.

Quando sarà calda aggiungete le verdure, l’ananas e la carne saltando velocemente.

Se vi pare poco lucida e velata aggiungete altra salsa o, nel caso, due cucchiaini di maizena sciolti in un poca di acqua fredda.

Se non avete voglia di fare la salsa agrodolce potete utilizzare un po’ di liquido dell’ananas sciroppato corretto con un cucchiaino di aceto.

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Il maiale al cucchiaio di chef Ramsay

I canali tematici hanno svicolato tanto delle cucine altre, in certe cose anche esagerando, mostrando piatti che ti fanno venire l’acquolina in bocca e altri piatti che visti con i nostri occhi appaiono orribili; comportamenti alimentari virtuosi e sciagurati.

Quelle carni cotte lungamente e ricoperte di spezie, sovente addizionate di zucchero scuro, hanno sempre esercitato su di me attrazione e timore. Quella sensazione che si prova prima di commettere un peccato.

Ed io sono un codardo, un fifone, ho quindi atteso che qualche amico mi precedesse e si prendesse la responsabilità del gesto. Poi avuta conferma degli esiti ho provato anche io a trasformare questo pezzo di maiale in qualcosa che avesse un sapore non allineato alla nostra tradizione.

Il maiale al cucchiaio di chef Ramsay

Essendo un esperimento mai provato da me ho invitato persone a cena con ottimi risultati. Anche i bambini si sono appassionati. Ho accompagnato il tutto con gli scalogni usati come base alla carne ed un’insalata verde. Salsine. Birra chiara e amara come bevanda, acqua per i bambini.

  • 1,2 kg di scamarrita (o spalla di maiale) in un unico pezzo
  • 3 cucchiai di paprika affumicata (se non la trovate utilizzate quella normale)
  • 2 cucchiai di zucchero di canna grezzo
  • 2 spicchi d’aglio
  • timo
  • sale
  • pepe
  • Olio extra vergine di oliva
  • Cipolle o scalogni

Il giorno prima della cottura e del servizio mescolare paprika, aglio schiacciato, zucchero, foglie di timo, sale ed una buona macinata di pepe assieme.

Amalgamare con un poco di olio in modo da avere una pappata densa che cospargerete sulla carne in modo da ricoprirla con uno strato di qualche millimetro. La parte che appoggiate sul piatto e, successivamente, sulle cipolle potete anche non coprirla.

Coprite con la pellicola e fate marinare in frigo fino al momento di infornare.

Tagliate a metà le cipolle e sbucciatele, fatene una base su una pirofila da forno.

Salate e appoggiatevi sopra la carne con la sua copertura di spezie.

Infornate per 4 o 5 ore a 140° e dimenticatevi di averla li.

Servitela dopo averla fatta riposare per 15 minuti.

La ricetta l’ho trovata qui: https://www.youtube.com/watch?v=NdheWJVjN7A

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Spiedini di maiale alla soia

Cuocere allo spiedo vuol dire mantenere tutti i succulenti umori della carne, farla cuocere sotto i grassi che spennellati sopra o grondanti dagli altri pezzi la mantengono morbida.

Bisogna avere a disposizione una leccarda e raccogliervi gli umori, prelevarli con un qualcosa magari un rametto di rosmarino, un ciuffo di salvia o un pennello apposito e riportare quel sugo sulla carne. Vedere quegli spiedi che girano lentamente, in modo esasperante davanti alla fiamma e alle braci. Ma bisogna essere bravi altrimenti si secca tutto e pazienti.

Ecco il problema, la pazienza è fondamentale e io non ce l’ho. Durante la settimana il lavoro e nei fine settimana, a parte rare eccezioni, l’ultimo momento è il momento in cui si cucina.

Spiedini di maiale alla soia

In più io non ho fuoco vivo a casa e devo accontentarmi della padella di ghisa. Ma vengono bene ugualmente.

  • 1 filetto di maiale
  • 2 spicchi di aglio tritati finissimi
  • 1 centimetro di zenzero grattugiato
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 2 cucchiaio di olio di semi
  • 1 cucchiaio di salsa di pesce (se l’avete)
  • 6 cucchiai di salsa di soia

Tagliare a metà per la lunghezza il filetto di maiale e poi da ogni metà ricavarne tre strisce lunghe quanto tutto il filetto.

Dividere ciascuna striscia a metà questa volta a dimezzarne la lunghezza.

Metterli a marinare assieme a tutti gli altri ingredienti avendo l’accortezza di sciogliere lo zucchero nella soia prima di unire il resto. Lasciarli a marinare per almeno mezz’ora rigirandoli spesso.

Infilarli negli spiedini e cuocerli velocemente in gratella dopo averli ben sgocciolati.

Il fuoco deve essere intenso in modo che si formi la crosticina fuori e che dentro non si asciughi. Pensate che sono strisce abbastanza piccole e quindi non hanno bisogno di troppo tempo.

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Costarelle di maiale in dolceforte piccante con le prugne

Era, ai tempi, uno dei piatti preferiti di mia moglie. Il profumo è intenso ed il sapore permane in bocca per lungo tempo. Secondo i criteri dell’AIS sarebbe un piatto inabbinabile.

La prima volta che lo assaggiammo, assieme a quel nucleo di adepti che si era formato dopo il battesimo dall’Alessi, rimanemmo costernati incapaci di comprendere come si potesse ottenere dei sapori talmente particolari.

Rimesso in cottura qualche sera fa per una serata amarcord è stato, come la ratatouille assaporata da Anton Ego, stimolo per ricordi di gioventù. La mattina dopo mia moglie sentendo il profumo intenso sul suo golf mi ha detto: “Non lo laverò mai più”.

Costarelle di maiale in dolceforte piccante con le prugne

Anche qui la ricetta come viene riportata nel libro del cuoco fiorentino:

“In una teglia mettere ad appassire 5 o 6 minuti a fuoco medio, 1 cipolla e 1 porro tagliati a fettine con 4 o 5 cucchiai di olio.

Aggiungere 800 grammi di costarelle (rosticciana) di maiale tagliate a pezzetti, salare, far rosolare bene tutto 20 minuti rigirando. Al tempo irrorare con 1 bicchiere di vino bianco, far evaporare completamente.

In un frullatore mettere: la scorza (giallo) di 2 arance, 6 spicchi d’aglio, le foglie di 3 ciocche di salvia e di 2 rametti di rosmarino, 1 cucchiaio di Colman’s, 7 o 8 chiodi di garofano, 1 cucchiaino di cannella in polvere, 1 cucchiaio di curry, 2 pizziconi di semi di finocchio, 1 pizzicone di coriandolo, 4 semi di cardamomo, 1 pizzico di anice, 1 cucchiaino di pepe nero, 4 cucchiai di zucchero, 2 spruzzi di Worchester, 1 bicchiere di aceto, 3 cucchiai di salsa di soia, 5 peperoncini piccanti, 1 pizzico di sale con un quarto di litro di marsala e il succo delle due arance, scaldati a bollore.

Frullate bene fino ad omogeneizzare il tutto, aggiustare il dolceforte di aceto e zucchero, versare sulle costarelle.

Rigirare, far cuocere ancora 10′, servire bollente insieme a 4 o 5 prugne secche denocciolate come contorno in ogni piatto.”

Cerco di risolvervi alcune questioni che le prime volte ci misero in difficoltà e che abbiamo risolto attraverso l’arte di arrangiarsi:

  1. La teglia è un tegame. Se di coccio meglio.
  2. I tempi di cottura sono più lunghi. Per porri e cipolle come per la rosolatura e anche la cottura finale almeno il doppio.
  3. La scorza vuol dire solo il giallo senza il bianco spugnoso sottostante che è amarissimo.
  4. La Colman’s è la mostarda in polvere. Usate quella o un’altra basta che sia in polvere e che non aggiunga acidità.
  5. Il coriandolo sono i semi di coriandolo e non il coriandolo fresco.
  6. I 4 semi di cardamomo privateli della buccia esterna e mettete solo i semini contenuti all’interno.
  7. Il Marsala da utilizzare è secco.
  8. Dopo aver versato il frullato continuate la cottura a fuoco moderato fino a quando la salsa non velerà le costarelle e non si sarà addensata tirando fuori un colore che vira sul giallo.
  9. Le prugne aggiungetele al tegame all’ultimo momento. Poco prima di servire in questo modo si scaldano ma non si spappolano.
  10. Il piatto si abbina abbastanza bene al Marsala che avete usato per l’intingolo lasciato raffreddare in frigorifero.
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Involtini di insalata e maiale

Se vi capitasse di andare in oriente potrebbe succedervi di rimanere fulminati dalla freschezza dei cibi proposti.

Anche quelli che da noi per tradizione sono invernali, tipo il brodo, là assumono come d’incanto sfumature gentili e invitanti.

L’uso generoso di ingredienti vegetali freschi gettati all’interno del brodo bollente al momento del servizio rendono il tutto capace di soddisfare i nostri stanchi palati ad ogni ora.

Circa un mese fa ho perciò deciso di sperimentare qualcosa di simile stanco dei soliti sapori e ispirato dalle foto scattate durante un viaggio.

Il risultato è stato eccellente, perfettibile come tutto ma in grado di alleviare il tedio di una giornata che stentava ad essere primaverile.

Involtini di insalata e maiale

Ingredienti:

  • 1 filetto di maiale
  • 1 cesto di lattuga
  • 2 bicchieri di salsa Teriyaki (si trova nei banconi etnici dei supermercati o nei negozi di prodotti etnici)
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 1 spicchio d’aglio
  • peperoncino fresco piccante
  • 4 cucchiai di aceto di vino bianco
  • 1 cucchiaio di olio
  • 1 cipolla rossa
  • 5 cucchiai di semi di girasole (meglio il sesamo che io non avevo)

Schiacciate l’aglio e riducetelo ad una pappetta, mischiatelo con la salsa teriyaki, lo zucchero e l’aceto girando finchè lo zucchero non sarà sciolto. Versare sul filetto di maiale e lasciate marinare in frigo per almeno due ore o tre girandolo spesso in modo da farlo ben impregnare.

Passate le ore della marinatura scaldate un tegame con l’olio, scolate il maiale, asciugatelo e mettetelo a rosolare a fuoco medio. Portatelo a cottura girandolo spesso e facendo attenzione che non bruci (troppo… alla fine il sapore di bruciacchiato, stile grigliata, è proprio buono).

Nel frattempo versate la marinatura in un altro pentolino e a fuoco basso fate restringere in modo che diventi sciropposa. Poi mettetela in un contenitore a raffreddare  in frigo.

Tostate i semi di sesamo, o come me di girasole, in una padella senza grassi e girando spesso che non ci mettono nulla a bruciare. Riponeteli in un contenitore che poi porterete in tavola.

Lavate l’insalata lasciando le foglie intere e asciugatele mettendole sopra un piatto che porterete in tavola.

Tagliate sottilissimo il peperoncino privato dei semi (utilizzate dei guanti), nuovo ciotolino da portare in tavola.

Tagliate sottilissima la cipolla e mettetela in un ciotolino che porterete in tavola. I ciotolini sono l’essenza della cucina asiatica.

A questo punto il maiale è cotto e, come ho già detto, se rimane leggermente rosa male non fa. Tagliatelo a fettine sottilissime sopra ad un tagliere e portatelo assieme a tutte le altre cose in tavola.

La composizione degli involtini: foglia d’insalata, peperoncino, maiale, cipolla, semi e per ultima la salsa. Arrotolare alla meglio e mangiare accompagnando con una birra chiara ben fredda. Quanto piccante, quanti semi e quanto di tutto fate voi.

Probabile che vi sbrodolerete e che pezzetti dell’involtino cadranno nel piatto. Come diceva Bud Spencer: “Lo deve fare”

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Polpette di maiale e gamberi

I sapori che ci arrivano, spesso in scialbe mistificazioni, dai paesi orientali riempiono le nostre bocche. Per chi ha la sfortuna, alimentare, di vivere in una piccola città di provincia si possono immaginare poche variazioni.

I camion frigo che trasportano involtini primavera, kebab, salsine ed altro sono sempre gli stessi. A meno di possibilità personali che ha ciascuno di viaggiare i sapori che assaggeremo dal trentino alla sicilia nei ristoranti etnici saranno sempre gli stessi salvo rarissime eccezioni.

Avremo quindi assaggiato piatti cinesi tutti uguali, giapponesega, kebab per molti versi simili tra loro resi più o meno piacevoli dalla cura degli abbinamenti vegetali offerti dal locale e da qualche variazione a livello di salse (mica metterete le patatine fritte?). Messicani che il messico non sanno nemmeno cos’è ai quali si dovrebbe spiegare che non bastano avocado, peperoncino e lime per essere catapultati in centro America; indiani che sono un’avventura ma che reggono poco alla gretta chiusura mentale di molti italiani.

Chi ha avuto la fortuna di viaggiare per il mondo, in particolare a mio giudizio l’estremo oriente, probabilmente ha goduto di profumi, sapori e consistenze entusiasmanti e semplici al tempo stesso. Cucine freschissime dai sapori netti affollano angoli lontani del mondo.

Ho così deciso di proporre ad uno sparuto numero di amici la mia rivisitazione dei sapori sentiti, principalmente un piatto assaggiato sotto forma di spiedini ma che ho voluto fare come polpettine. Non avendo le ricette sono andato a caso ed il risultato è stato piacevole. Orientalega ma piacevole e quantomeno fatto con prodotti freschi.

Polpette di maiale e gamberi

Per 6 persone:

  • 650 grammi di carne di maiale macinata due volte (tre quarti di arista e un quarto di pancetta)
  • 400 grammi di gamberi freschi sgusciati e tritati finemente al coltello
  • 2 fette di pane ammollato nel latte e ben strizzate
  • 1 spicchio d’aglio tritato finissimo
  • la scorza grattugiata di mezzo limone
  • 2 cucchiai di salsa di soia densa
  • Pepe macianto

Impastare bene il maiale con tutti gli ingredienti e riporre in frigo per almeno due ore.

Formare delle palline grosse poco meno di una noce e riporre ancora in frigo.

In una grande padella mettere un cucchiaio di olio (ci interessa più che arrostiscano piuttosto che friggano) e a fuoco vivissimo, girandole continuamente senza usare nessun attrezzo che altrimenti si schiacciano, portare a cottura.

Servire in tavola accompagnatore con una salsa fatta così:

  • 2 bicchieri di aceto di mele
  • 1 bicchiere di aceto di vino bianco
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 6 spicchi d’aglio
  • 1 pezzetto di radice di ginger (2 o 3 centimetri)
  • 1 o 2 peperoncini piccanti (meglio se fresco)
  • 2 cucchiai di salsa di soia chiara

Mettere a scaldare gli aceti in un pentolino e far ridurre della metà. Spegnere il fuoco e aggiungere lo zucchero. Appena il liquido sarà tiepido mettervi dentro l’aglio tagliato a fettine sottili, il ginger pelato e tagliato sottile, il peperoncino tritato e la salsa di soia. Se riuscite a prepararlo il giorno prima tanto meglio che si insaporisce per bene e comunque deve essere a temperatura ambiente.

La salsa è liquida e intensa, perfetta per stemperare la grassezza del maiale ed esaltare la dolcezza degli ingredienti.

Mettete il composto in delle ciotoline individuali in modo che ciascun commensale possa intingere le polpette come desidera.

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Filetto di maiale e radicchio trevigiano

Ah il maiale, alimento quasi perfetto. Come tutte le carni anche nel maiale ciò che non è accostato al grasso, suo o aggiunto, richiede perizia nel momento della cottura.

Parafrasando l’Artusi (che parlava di sapidità degli alimenti) possiamo dire che non c’è peggior difetto per la carne che risultare stopposa e asciutta.

Questa è una ricetta semplice e veloce, qui ne troverete altre se anche voi pensate che la carne di maiale sia buonissima.

L’unica nota è sul vino, uso qui per sfumare un riesling. Se non l’avete potete usare altro l’importante è che sia ben acido.

Filetto di maiale e radicchio trevigiano

Per 4 persone che vogliono restare leggere:

  • 1 filetto di maiale
  • 4 cucchiai d’olio
  • 1 noce di burro
  • 2/3 bicchieri di vino bianco (che abbia assolutamente una spiccata acidità e un buon residuo zuccherino)
  • 2 spicchi d’aglio
  • 2 cesti di radicchio trevigiano (o di Treviso)
  • sale e pepe

Far scaldare la padella molto bene con due cucchiai d’olio. Appoggiare il filetto di maiale e lasciar cuocere fin quando il lato sarà ben caramellato e la cottura sarà arrivata circa a 1/3 del filetto. Salare il lato che non cuoce.

Girare ed aggiungere l’aglio intero ma senza camicia e la noce di burro. Abbassare il fuoco e lasciar andare per 7 o 8 minuti. Aggiungere il vino e a fiamma bassa farlo ridurre della metà.

Nel frattempo mondare il radicchio, far scaldare una padella con gli altri due cucchiai di olio ed un po’ di aglio e saltare il radicchio fino a quando non perderà un po’ di tenacità. Salare leggermente.

Far ridurre a questo punto quai del tutto il sughero nella padella del maiale spegnere il fuoco e lasciarlo riposare per 2 minuti.

Fare fette di discreto spessore (un centimetro e mezzo può andare) salare, pepare e aggiungere un poco del sughero dal fondo della padella. Accompagnare con il radicchio.

Molto importante: per evitare che la carne sia troppo secca lasciare il maiale leggermente rosa. Non c’è da preoccuparsi, con le moderne tecniche di allevamento il maiale di oggi è relativamente sicuro.

Una nota sul vino: io ho utilizzato un Kerpen Wehlener Sonnenuhr Riesling Spatlese Trocken del 2009 ma penso che altri vini dello stesso genere possano andare. Ho utilizzato un vino così perché volevo che gli acidi lavorassero bene la carne e il residuo zuccherino importante aggiungesse dolcezza ad una carne già di suo dolce. Questa sarà contrastata dall’amaro del radicchio. Bevete lo stesso vino che avete usato in cottura.

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Cipolle e mele

Mia suocera storce il naso e uguale fanno le mie nipoti. Per imitazione mio figlio numero 1 scansa tutte le cipolle e mangia le mele.

Mi fa cenno di prendere le cipolle che invadono il suo piatto.

Figlio numero 2 mangia tutto e se ne frega dei condizionamenti delle cugine e della nonna. In realtà imita la madre.

A fine pranzo mia suocera come sempre mi dice “Certo che te sei proprio bravo!”. Mi irrito ma taccio.

Alla sera figlio numero 1 mi chiede “Ce ne sono ancora di quelle cipolle con le mele che ho mangiato solo le mele?” e a me viene voglia di metterlo in lavastoviglie con il programma lungo.

Cipolle e mele

  • 4 cipolle rosse grandi
  • 4 mele asprigne e sode
  • 1 rametto di rosmarino
  • sale
  • pepe
  • zucchero
  • aceto di vino bianco
  • olio extravergine di oliva

La prima parte della ricetta è uguale a quella delle Cipolle saltate in padella ma con la sostituzione delle cipolle dorate con quelle rosse e l’aggiunta del rametto di rosmarino in cottura.

Mettetele da parte e fate a cubetti le mele dopo averle private della buccia e del torsolo.

Saltatele con l’olio a fuoco fortissimo aggiungendo lo zucchero, mezzo cucchiaio, e l’aceto solo un secondo prima di spegnere.

Unire le due preparazioni e regolare di sale e pepe.

Sono ottime col maiale o anche da sole.

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Mischiare buono (Gran bailam)

Gran bailam lo diceva sempre mia madre quando faceva riferimento alla mia camera o ad alcuni momenti della mia vita; ora non lo dice più perché non le do più la possibilità di farlo.

“Mischiare buono” invece è il titolo che i bambini (quello più grande) hanno dato al piatto. Perché ho deciso di fare così e quando non so che dire delego a loro la possibilità di dare un nome alle ricette che preparo.

Non li censuro e probabilmente non lo farò nemmeno quando vireranno su titoli di netta origine scatologica o comunque facente riferimento a quanto di meno invogliante al mangiare (almeno per me) esiste.

Questo piatto è il risultato della mia deriva gastronomica, di come mi faccio colonizzare da modalità alimentari senza arte ne parte. È il piatto del decadimento e dell’abbandono, il mio essere passato al lato oscuro ma senza forza.

Però è piaciuto a tutti. Anche a me.

Mischiare buono (Gran bailam)

Per 4 persone o anche 5

  • 3 salsicce di maiale
  • mezzo petto di pollo
  • 2 cipolle
  • 2 spicchi d’aglio
  • 2 peperoni gialli
  • 2 cucchiai di salsa di soia
  • 2 cucchiai di olio di oliva (extravergine)
  • 6 cucchiai di salsa barbecue (quella confezionate)
  • 6 cucchiai di ketchup
  • pepe e sale

Spellare le salsicce e ricavarne, per ciascuna, 5 o 6 palline.

Tagliare il petto di pollo a cubetti grandi come le palle di salsiccia o poco meno.

Tagliare le cipolle sottilmente, l’aglio finemente e i peperoni grossolanamente e mettere tutto in una teglia adeguata (ci stava meglio… teglia scelta adeguatamente). Non dovranno stare troppo spianati e nemmeno troppo abbarcati.

Condire con la salsa di soia e l’olio e girare delicatamente.

Infornare a 250 gradi ventilato con il forno giù caldo.

Girare tre o quattro volte comunque ogni volta che si formerà una crosticina sopra agli ingredienti.

Un quarto d’ora prima di spengere aggiungere le salse e rigirare almeno un paio di volte.

Prima di servire regolare di sale e pepe ma, vedrete, che non ce ne sarà bisogno.

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