Pappardelle alla cacciatora

Come ho detto nel post precedente quanto avanza nel tegame degli umidi è un insieme di piacere e bazze unte, un concentrato di sapore e pericolo.

Il pericolo è nel fatto che magari quando si cucina animali con l’osso rimane qualche pezzettino e non ho voglia di sperimentare la distruzione delle gengive veduta in casa secoli fa a mio nonno.

Passo quindi al frullatore e poi al setaccio e ci salto le paste. L’ho già fatto con l’intingolo della faraona al vinsanto.

Non vi do la ricetta di nuovo. La trovate nel post precedente .

Pappardelle alla cacciatora

Frullate l’intingolo e, se avanza della polpa, pulitela e prendetela buttando pelle ed ossa.

Mettetelo a scaldare e saltateci della pasta all’uovo aggiustando sul finale di pepe ed un filo d’olio.

Se volete del parmigiano grattugiato ma anche no.

Dalle mie parti si fanno le pappardelle che non sono altro che tagliatelle spesse e larghe anche tre centimetri lunghe almeno trenta. Qualcuno dice che potrebbero essere anche una sorta di lasagna in miniatura. Tant’è… dalle nostre parti si chiamano anche maccheroni quando al supermercato troviamo i maccheroni che sono di pasta di grano duro e fatte tipo dei pacchetti più piccoli.

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