Mese: Settembre 2012

Quel leggero giramento…

Ufficio nuovo in una zona della mia città che non conosco bene. Quindi è di rigore l’esplorazione delle vie alla ricerca di qualcosa di commestibile per il pranzo.

Il quartiere è densamente popolato da persone provenienti da molti paesi del mondo ma la netta predominanza è indiana e pakistana quindi abbondano i locali dove mangiare kebab e altri cibi speziati.

La ricerca è quotidiana ed i giudizi implacabili. Le varianti, spesso, sono minime ma in alcuni casi le sorprese sono piacevoli. La più recente è questa rosticceria di cucina pakistana-indiana.

E già questo mi mette in uno stato d’animo favorevole, l’andare oltre i confini che la storia ha posto e che, spesso purtroppo, non riguardano la gente.

E si mangia anche bene, la scelta delle verdure non è ampia come da altre parti ma è possibile trovarvi tandoori, curry, salse particolari e tanti altri alimenti preparati con attenzione in una cucina pulita.

Il primo giorno ho sperimentato la focaccia che è cotta al momento e farcita abbondantemente. L’ultimo un piatto monumentale di pollo tandoori con verdure e salse. Da bere una bottiglietta di acqua aromatizzata e zuccherata in bottiglietta dalla forma sinuosa.

Al momento di pagare il conto, alla richiesta di cinque euro da parte del signore comincia il giramento. Anzi, i giramenti.

Il primo è dovuto al fatto di aver mangiato per lunghi anni a prezzi esosi dei cibi mediocri in porzioni omeopatiche.

Il secondo è per essermi reso conto, e non sono in grado di spiegarmelo, come sia possibile che una bottiglietta di acqua aromatizzata e zuccherata possa costare la metà di un quarto di pollo. Pollo cattivo? Ne ho mangiati di migliori ma anche di peggiori in luoghi più chic. Sfruttamento del lavoro minorile? Il figlio era li e sparecchiava e poi tornava a giocare sul computer.

Tornerò li ma non prenderò più (le parole di un uomo scrivile nel vento o nell’acqua che scorre) la bevanda citata. Risparmierò o prenderò una birra. Che è meglio.

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Patate fritte ripiene (se vi piace chiamatele così)

A chi non piacciono le patate fritte? Anche quelle dei vari fast food, anche quelle nei sacchetti di plastica nelle quali si affondano le mani durante gli aperitivi, o comprate – ah l’infanzia – per il regalo. Le manine e i dischetti con il logo di Batman, Supermen o Uomo ragno. A me piaceva il primo che era il più simmetrico di tutti.

Ma basta balzi nel passato. Nessuna malinconia, nessuna pietà per quello che è stato. L’unica cosa che resta è la bontà delle patatine fritte, l’inesauribile capacità di farsi riempire e di mangiarne.

Patate fritte ripiene (se vi piace chiamatele così)

Mi capita di farle così:

  • Patate di decente pezzatura
  • Salvia
  • Rosmarino
  • Timo
  • Maggiorana
  • Albume
  • Sale
  • Olio per friggere

Pelare le patate e tagliarle a rondelle dello spessore di 1 millimetro o due e disporle su una spianatoia.

Sbattere l’albume a neve e spennellare un lato di ciascuna fetta di patata.

Mettere al centro (una fetta si una fetta no) un pezzetto di salvia o di altra erba aromatica e chiudere a panino con una fetta libera.

Gettare nell’olio bollente e friggere.

Lasciar asciugare su carta assorbente e salare.

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Einstein al suo cuoco la raccontava così

Nello stile a cui Wolke ci ha abituato troviamo la soddisfazione e la possibilità di poter chiarire tante di quelle cose che avvengono in cucina attraverso quello che Einstein potrebbe dire al suo cuoco.

Perché alcune patatine fritte hanno il bordo verde? Quali sono le conseguenze delle diverse temperature di frittura degli oli? Quando si usano alcolici per sfumare poi possiamo dare da mangiare quel cibo agli astemi? Come fa il microonde a cuocere?

Un libro di spigolature scientifico gastronomiche in grado di rispondere a moltissimi “perché?” e che offre, al termine di ogni sezione, moltissime ricette. (altro…)

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