Critico gastronomico meglio se alcolista

La prima volta mi è capitato in un allora notissimo ristorante dell’alta Umbria. Arrivati in netto anticipo con la mia fidanzata decidemmo di regalarci un aperitivo in un bar poco distante. Gli aperitivi divennero due e poi tre. E si sa che tre Negroni fanno effetto sulle gambe, soprattutto se hai saltato la merenda.

Entrammo e venimmo accolti dalla proprietaria. Carina e gentilissima prese i nostri cappotti, io più barcollante e la mia accompagnatrice, meno attratta dal rito dell’aperitivo, più elegante nell’incedere e appena turbata dalla mia condizione.

Non sono uno di quei tipi che si lascia andare alle molestie, neanche nelle condizioni più estreme di utilizzo di alcolici. Lì per lì riesco a rendermi conto di tutto quello che faccio e dico, i problemi semmai arrivano la mattina seguente ma sono problemi soltanto per me.

Fatti accomodare ci venne portato il menù e la carta dei vini. Prendemmo il menù degustazione e una bottiglia di Trebbiano D’Abruzzo di Marina Cvetic di non ricordo quale anno. Era caldo fuori e avevo voglia di bianco, quella bottiglia mi pareva un buon compromesso per freschezza e complessità nonostante il menù.

Alcuni giorni dopo seppi da un lavoratore del ristorante, che non sapevo di conoscere, che la proprietaria era entrata in cucina dopo il nostro ordine allertando tutti per l’arrivo di un critico. Venimmo trattati benissimo, ma questo avvenne anche nelle volte successive che frequentammo il locale e, a quanto ne so, era prassi comune e non un trattamento speciale riservato a qualcuno di influente.

La volta successiva invece avvenne in un locale meno noto, ma di cui si è parlato molto in giro per la rete alcuni anni fa, nella costa adriatica. Questa volta a cena da solo dopo una giornata di lavoro avevo seguito le indicazioni di un collega autoctono assiduo frequentatore ed avevo prenotato. L’amico mi aveva accompagnato a bere una bottiglia di vino in una graziosa enoteca del posto e le bottiglie erano diventate due.

Meno euforico della volta precedente avevo comunque goduto di un trattamento speciale con omaggi dalla cucina che avevano raddoppiato le mie scelte dalla carta e lodevolmente accompagnato la bottiglia di bollicine presa. Andandomene avevo immaginato una di quelle classiche telefonate da parte del compagno di bevuta del tipo: “E’ un mio caro amico e collega, trattamelo bene”

Qualche giorno dopo sento per telefono chi mi aveva suggerito il locale e mi fa: “Ho parlato con lo chef del ristorante in cui sei andato e ti hanno scambiato per uno di quei critici. Ci sono rimasti un po’ male quando ho detto la verità”

La terza volta fu nella costa opposta, maremma costiera, locale suggerito da un altro conoscente. Finito il lavoro mi rilasso in albergo con una doccia ed un paio di Vodka-Martini.

Nel ristorante sono solo almeno all’inizio, mi siedo e voglioso di bollicine ordino una bottiglia di gallica origine. Guardo poi il menù e non vedo nulla che susciti la mia curiosità. Chiedo quindi alla cameriera di dire in cucina che desidero un primo ed un secondo e che potevano scegliere loro. Solo a ordine fatto mi rendo conto dell’equivoco che avrei potuto creare e decido, qualora ve ne fosse stata occasione, di portare il gioco fino in fondo.

I piatti arrivano, li osservo e mi lascio avvolgere dagli odori, assaggio con attenzione le salse e faccio finta di prendere appunti sul cellulare. In realtà giocavo a non mi ricordo quale giochetto di carte.

Il mio tavolo era rivolto verso la cucina e dava le spalle all’entrata. Vedevo il personale guardare dai vetri. La cena fu mediocre, il conto piuttosto salato. Lo champagne piacevolmente consolatorio.

È successo anche quando ero sobrio? Mai. Allora mi chiedo: che gente sono i critici gastronomici (almeno quelli che nel corso degli anni hanno visitato i tre ristoranti di cui sopra)?

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